Il Papa all’Onu: "Diritti umani, arma contro il terrore"

Il discorso del Pontefice all’assemblea generale delle Nazioni Unite: &quot;No alla scienza che nega la vita&quot;. I delegati, tutti in piedi, lo applaudono. <strong><a href="/video.pic1?ID=Papa_all_Onu">Guarda il video</a></strong>

New York - Le Nazioni Unite devono esercitare la «responsabilità di proteggere» i popoli del mondo, quando i singoli Stati non sono in grado di farlo e questo intervento della comunità internazionale non dev’essere considerata una violazione della sovranità. Benedetto XVI ha lasciato Washington e appena atterrato a New York ha raggiunto in elicottero il Palazzo di Vetro per parlare ai rappresentanti dei 192 Paesi nell’assemblea generale dell’Onu, come già fecero i suoi predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo II.

Dopo un incontro con il segretario generale Ban Ki-Moon, il Papa professore ha pronunciato il suo discorso, una lezione alta e articolata, che ha affrontato il tema dei diritti umani e del loro fondamento, rilanciando il ruolo delle Nazioni Unite. Ha parlato dell’«evidente paradosso di un consenso multilaterale che continua ad essere in crisi a causa della sua subordinazione alle decisioni di pochi, mentre i problemi del mondo» esigono «azioni collettive». Ha detto che «la promozione dei diritti umani rimane la strategia più efficace per eliminare le disuguaglianze fra Paesi e gruppi sociali, come pure per un aumento della sicurezza. Certo, le vittime degli stenti e della disperazione, la cui dignità umana viene violata impunemente, divengono facile preda del richiamo alla violenza e possono diventare in prima persona violatrici della pace».
Ha chiesto che nelle relazioni internazionali sia riconosciuto il ruolo giocato da regole e strutture finalizzare a promuovere il bene comune, ad esempio per quanto riguarda le applicazioni di certe scoperte scientifiche, che «rappresentano una chiara violazione dell’ordine della creazione» perché non solo contraddicono «il carattere sacro della vita» ma anche derubano della loro identità «la stessa persona umana e la famiglia». Un riferimento alle applicazioni dell’ingegneria genetica. Il Papa spiega che non si deve mai scegliere tra scienza ed etica, ma «adottare un metodo scientifico che sia veramente rispettoso degli imperativi etici».

Quindi Benedetto XVI ha parlato della «responsabilità di proteggere», affermando che è «l’indifferenza o la mancanza di intervento» a provocare un «danno reale». C’è bisogno, ha spiegato, di «una ricerca più profonda di modi per prevenire e controllare i conflitti, esplorando ogni possibile via diplomatica e prestando attenzione e incoraggiamento anche ai più flebili segni di dialogo».
Il Papa ricorda che le Nazioni Unite sono nate dopo le gravi violazioni della dignità umana del secolo scorso. E afferma che sarebbe «un errore» tornare indietro, «a un approccio pragmatico» limitato a trovare un terreno comune, «minimale nei contenuti e debole nei suoi effetti». Citando i 60 anni della Dichiarazione universale dei diritti umani, Benedetto XVI ricorda che questi «sono basati sulla legge naturale» iscritta nel cuore dell’uomo creatura di Dio.

Rimuovere i diritti umani «da questo contesto», significherebbe, afferma, «restringere il loro ambito e cedere a una concezione relativistica», secondo la quale i diritti possono variare a seconda dei «contesti culturali, politici, sociali e persino religiosi». In questo senso il Papa ha denunciato «le pressioni per reinterpretare i fondamenti» della Dichiarazione e «soddisfare interessi particolari». Spesso, ha detto, «la legalità prevale sulla giustizia», facendo apparire i diritti umani come «l’esclusivo risultato di provvedimenti legislativi o di decisioni normative prese dalle varie agenzie di coloro che sono al potere». Un accenno, questo, riferibile alle politiche di pianificazione familiare. La parte finale dell’intervento, Benedetto l’ha dedicata al riconoscimento della «dimensione trascendente dell’uomo», che con «la conversione del cuore» porta «a un impegno di resistere alla violenza, al terrorismo e alla guerra».

Dopo aver rivendicato il ruolo pubblico delle religioni nel proporre una visione della fede non intollerante, ma di «rispetto totale della verità, della coesistenza, dei diritti», ha concluso ribadendo che i diritti umani «devono includere quello della libertà religiosa: libertà di culto, educazione, di diffusione di informazioni, come «pure libertà di professare o di scegliere una religione».

È inconcepibile, ha aggiunto, che «dei credenti debbano sopprimere una parte di se stessi – la loro fede – per essere cittadini attivi; non dovrebbe mai essere necessario rinnegare Dio per poter godere dei propri diritti». La libertà religiosa va protetta quando è considerata in conflitto sia «con l’ideologia secolare prevalente», sia «con posizioni di una maggioranza religiosa di natura esclusiva». Una fotografia applicabile a molti Paesi del globo. Il discorso, applaudito dai delegati, alzatisi tutti in piedi, si è concluso con un augurio di pace che Ratzinger ha pronunciato in sei lingue, compreso l’arabo e il cinese.