Il Papa ama l'ambiente, ma non è "verde"

Quello dell’attenzione al creato e alla salvaguardia dell’ambiente di
fronte all’uso indiscriminato ed egoistico delle sue risorse è uno dei
temi più innovativi sui quali insiste Benedetto XVI

Sydney - Quello dell’attenzione al creato e alla salvaguardia dell’ambiente di fronte all’uso indiscriminato ed egoistico delle sue risorse è uno dei temi più innovativi sui quali insiste Benedetto XVI. Innovativo e per certi versi sorprendente, rispetto allo stereotipo della figura di Ratzinger che è stata costruita negli ultimi decenni. E su questo insiste molto più di quanto non facesse il suo predecessore Giovanni Paolo II, che pure era l’uomo innamorato della natura e aveva un bisogno quasi fisico di vivere all’aria aperta.

Ratzinger, nel corso di questi primi tre anni di pontificato, ha sviluppato una vera e propria «teologia della creazione». Dall’Australia, Paese che patisce particolarmente la siccità ed è impegnato in politiche favorevoli all’ambiente, il Papa non ha avuto paura di denunciare, come già aveva fatto più volte, ad esempio in Brasile, «l’erosione, la deforestazione, lo sperpero delle risorse minerali e marine per alimentare un insaziabile consumismo». Ha detto che «le meraviglie della creazione di Dio ci ricordano la necessità di proteggere l’ambiente ed esercitare un’amministrazione responsabile dei beni della terra». Ha invitato le religioni a impegnarsi per questo.

La Santa Sede ha ratificato il Protocollo di Kyoto e ha potuto chiudere in pareggio i «conti ecologici» del 2007, conquistando così lo scettro di primo Stato a impatto serra zero, grazie a un bosco di 15 ettari che è stato piantato in Ungheria, in grado di assorbire, nel corso della sua crescita, i gas serra emessi dal Vaticano l’anno scorso. E in questi mesi saranno montati sul tetto dell’aula delle udienze dei pannelli solari. La «Civiltà Cattolica» ha pubblicato di recente un importante articolo, rilanciando le preoccupazioni per le minacce ambientali. Certo, in ambito cattolico, si muovono anche realtà di segno diverso, che invitano a non fare inutile allarmismo e contestano molti dei dati che quotidianamente rimbalzano sui nostri teleschermi, affermando che il riscaldamento globale del quale molto si parla non sarebbe una novità, ma soltanto uno dei ricorrenti, e dunque già più volte avvenuti, cambiamenti climatici della storia del nostro pianeta.

Benedetto XVI non fa «terrorismo ecologico», eppure mostra di aver scelto una linea ben precisa, rendendo quello della salvaguardia del creato uno dei leit-motiv del suo pontificato. Le sue parole, però, vanno lette per intero e in profondità. Altrimenti si rischia di trasformare il Pontefice in un’icona «verde», associandolo a quei movimenti i cui attivisti sono pronti a incatenarsi per giorni protestando per un koala maltrattato, ma poi ritengono l’aborto una grande e positiva conquista, predicano la sterilizzazione, considerano l’«animale» uomo come una scomoda presenza da eliminare o almeno da limitare il più possibile per salvare la natura.

Il Papa, invece, insegna che le ferite prodotte nell’habitat naturale sono presenti anche in quello sociale, e le crea l’uomo che si allontana dal disegno di Dio. «La creazione di Dio è unica e buona – ha detto Ratzinger ai giovani di Sydney –. Le preoccupazioni per la non violenza, lo sviluppo sostenibile, la pace, la cura del nostro ambiente sono di vitale importanza per l’umanità». Ma ha anche aggiunto: «Tutto ciò non può però essere compreso a prescindere da una profonda riflessione sull’innata dignità di ogni vita umana dal concepimento fino alla morte naturale, una dignità che è conferita da Dio stesso e perciò inviolabile». Ecco la vera origine del pensiero del Papa «ambientalista».