Papa Benedetto XVI inaugurerà la Cappella Paolina

Sarà Benedetto XVI a inaugurare il 4 luglio il restauro della Cappella Paolina durato sette anni, che ha coinvolto una folta squadra di specialisti sotto la direzione storico-artistica di Arnold Nesselrath. Costo oltre tre milioni di euro, sostenuto dai Patrons of the Arts, un’associazione di mecenati cattolici - americani ma non solo - nata nel 1992. Si tratta della cappella «parva» dei Palazzi Apostolici, o Cappella del Sacramento, riservata al Papa e alla famiglia pontificia. «Più ancora della Sistina il luogo identitario della Chiesa Cattolica», dice il direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci.
Fin da quando Paolo III Farnese incarica Antonio da Sangallo della costruzione (1537-42) e Michelangelo dei due affreschi con la Conversione di Saulo e la Crocifissione di San Pietro, tutti i pontefici se ne occupano. A cominciare da Gregorio XIII Boncompagni che, 25 anni dopo Michelangelo, chiama a completare la decorazione Lorenzo Sabatini e Federico Zuccari. Per finire con Paolo VI Montini che negli anni ’70, modifica la posizione dell’altare. Se l’attenzione è tutta incentrata su Michelangelo ritrovato sotto nero fumo, ridipinture e ritocchi, il restauro si è rivolto anche alle altre opere, conservando l’armonia dell’insieme e cercando di recuperare l’aspetto della cappella al tempo di Gregorio XIII e Paolo V, fra il 1575 e il 1620.
Varcata la soglia della Paolina s’incrocia a destra lo sguardo severo di San Pietro che sta per essere crocifisso a testa in giù, sulla parete opposta San Paolo colpito dalla luce divina. Michelangelo anziano e in cattiva salute dopo l’immane fatica della Sistina, lavora alla Paolina dal 1542 al 1550, utilizzando varie tecniche, affresco, «mezzo fresco», «a secco». Sono anni agitati, muoiono l’amica Vittoria Colonna e Paolo III, il «suo» papa, e il pittore procede con molti pentimenti. Quelli che indica il restauratore capo Maurizio De Luca. «Nella scena della crocifissione il pittore corregge se stesso», ruotando la posizione del corpo di Pietro. Non sono di Michelangelo i chiodi, né il panneggio che lo copre, aggiunti dopo. È riemersa la piccola veduta di Damasco dipinta a secco in alto in San Paolo. Ma quanti potranno vedere le ultime pennellate del genio, criticato perché rappresenta Paolo vecchio, Pietro nudo e senza chiodi? Si promette «elasticità» nei permessi almeno all’inizio, ma la Cappella Paolina non rientra nel percorso museale.