Il Papa: "Cristiani e islamici insieme per la pace"

Benedetto XVI, in un colloquio con il nuovo ambasciatore di Ankara, riconosce "il ruolo fondamentale della Turchia nel processo di pace in Medio Oriente"

Città del Vaticano - Lo sforzo di pace che le diverse religioni possono compiere comincia "dalla denuncia della violenza, troppo spesso utilizzata in passato con il pretesto di motivazioni religiose". Lo chiede il Papa nel discorso al nuovo ambasciatore di Turchia Muammaer Dogan Akdur ricevuto per la presentazione delle credenziali. Il Papa ha formulato il suo auspicio dopo aver ricordato come durante "l'indimenticabile" viaggio in Turchia del novembre-dicembre scorso abbia manifestato il proprio "rispetto per l'Islam, in particolare con la visita alla moschea blu di Istanbul". "Nel mondo attuale in cui le tensioni sembrano esacerbarsi - ha aggiunto rivolto al nuovo diplomatico - la convinzione della Santa Sede, che coincide con quella che lei ha appena espresso, è che i credenti delle differenti religioni debbano sforzarsi di operare insieme a favore della pace, cominciando dal denunciare la violenza, troppo spesso utilizzata in passato con il pretesto di motivazioni religiose, e imparando a conoscersi meglio e a meglio rispettarsi per edificare una società sempre più fraterna". In particolare le religioni possono anche "unire gli sforzi per agire in favore del rispetto dell'uomo".

Dialogo e ruolo della Turchia "Il dialogo - ha detto Bendetto XVI in un altro passaggio - necessario tra le autorità religiose a tutti i livelli, comincia nella vita di tutti i giorni dalla stima e dal rispetto reciproci tra credenti di ogni religione, dividendo la stessa vita e opreando insieme per il bene comune". Il Papa ha ribadito che la Santa Sede "riconosce il ruolo specifico della Turchia e la sua situazione geografica e storica di ponte tra i continenti asiatico e europeo e di crocevia tra le culture e le religioni. Apprezza inoltre il suo impegno nella comunità internazionale a favore della pace e in particolare la sua azione per la ripresa dei negoziati in Medio Oriente e il suo impegno attuale in Libano" per aiutarne la ricostruzione.