A Parigi un «assicurazione» paga la multa si viaggia senza biglietto sul metrò

Attive nella capitale dieci associazioni a cui si aderisce con sette euro al mese. E quando si viene sorpresi dal controllore, si attinge al fondo. Una di questa ha chiuso l' «esercizio» con tre euro di attivo, segno di un calcolo fatto al centesimo. Facendo però salire a 80 milioni il danno annuale per la società di trasporti

In Francia la chiamano «mutua dei truffatori», ma si potrebbe anche definire una sorta di assicurazione: 7 euro al mese per viaggiare gratis tu tutte le linee di trasporto pubblico parigine. Soldi che vanno a un fondo comune che paga poi la multa quando si viene pizzicati dai controllori. Un fenomeno che in molti stanno ora già studiando per poterla importare in Italia.
La «mutua dei truffatori» è una sorta di gioco delle probabilità di essere scoperto senza biglietto su metrò e mezzi di superfice. C'è a chi tocca spesso, spendendo così più in multe che in biglietti, chi raramente, tanto da consentire un sostanzioso risparmio rispetto una condotta virtuosa. In ogni caso uno scherzetto che sembra, secondo la stampa francese, abbia fatto perdere circa 80 milioni di euro alla Ratp, la società che gestisce i mezzi di trasporto parigini.
Sono piccole associazioni non autorizzate formate da studenti, disoccupati e squattrinati che truffano quotidianamente la società con un sistema semplice: ogni mese ciascun membro versa alla sua associazione una quota di 7 euro e viaggia senza biglietto sui mezzi pubblici della capitale. Coloro che incappano nei controlli pagano le multe attingendo alla cassa comune della propria associazione e i risultati premiano sempre i trasgressori: il numero dei «senza biglietto» è di gran lunga superiore a quello dei sanzionati visto che la Ratp può contare solo su 968 controllori.
Come racconta il Times di Londra, lo stratagemma escogitato per truffare l'azienda dei trasporti non è affatto originale. Riprenderebbe in parte la «tontina», forma di investimento inventata in Francia da Lorenzo de Tonti, approssimativamente nel 1653. Alcuni sostengono che questo tipo di investimento fosse già in uso in Italia prima di de Tonti, ma è stato lui a renderlo noto. Il funzionamento è semplice, ognuno dei partecipanti paga la sua quota di ingresso, dopodiché il capitale raccolto viene investito ed i partecipanti godono degli utili derivanti dagli investimenti fino alla loro morte, al momento della quale la quota di capitale viene ripartita fra i restanti appartenenti alla «tontina».
Oggi secondo quanto racconta il quotidiano Le Parisien esistono nella capitale francese almeno una dozzina di queste associazioni. Gli adepti si proclamano radicali di sinistra, libertari e soprattutto sognano una società in cui i trasporti pubblici siano gratuiti. Frédéric, studente di 22 anni, dichiara al quotidiano parigino: «Con la nostra quota riusciamo a pagare le multe che i membri dell'associazione ricevono sui mezzi di trasporto. Alla fine dell'anno nelle casse dell'associazione sono rimasti solo tre euro». Ma come spiega Michael, un altro studente parigino, lo scopo vero fine dell'associazione è politico: «Non è giusto che le persone che vivono in periferia debbano pagare prezzi esorbitanti per viaggiare. Invece i parigini che vivono al centro e che sono molto più ricchi pagano molto meno».
Da qualche mese circola tra gli adepti anche un giornale, dall'emblematico titolo Lignes gratuites, evidentemente «linee gratuite», che ha fatto del trasporto gratuito il suo cavallo di battaglia: «Perché i trasporti pubblici non diventano gratuiti come la scuola e la sanità?» si chiede provocatoriamente il foglio dei ribelli. A tale proposito, lo stesso giornale fa notare che la Ratp (Rete per l'abolizione dei trasporti a pagamento, che usa la stessa sigla Ratp di bus e metrò parigini) non si stanca di ripetere che il ricavo del biglietto a Parigi coprirebbe il 30 per cento dei costi dei trasporti e basterebbe appena a coprire gli stipendi dei controllori. Dunque tanto varrebbe girare tutti gratis eliminando controllori e relativi stipendi.
Philippe Touzet, delegato sindacale della Sud-RATP afferma invece che la protesta di queste associazioni in realtà punisce la maggioranza dei cittadini della capitale: «Si può tranquillamente discutere sull'opportunità di rendere gratuiti i mezzi di trasporto - dichiara il sindacalista - Ma questa forma di protesta rende il sistema più fragile. Non pagando il biglietto, queste persone provocano un'ulteriore riduzione del numero dei bus in circolazione. Adesso già circolano troppo pochi mezzi pubblici e questa protesta non fa altro che peggiorare la situazione».