PARIGI E DINTORNI

Ma chi ha detto che Disneyland è un parco per bambini? Certo, è un modo di fiaba che accoglie i più piccoli in un sogno. Ma gli adulti possono fare ottimi esercizi di osservazione (a parte l’adrenalina che offrono anche a loro le attrazioni più vertiginose) e l’esperienza della visita varrà molto più di quella a un parco divertimenti. Disneyland (parliamo del parco di Parigi, ma il discorso vale anche per i «gemelli» in California, in Florida, in Giappone e a Hong Kong) è una cittadina (50-70mila visitatori al giorno) che funziona perfettamente, con qualità «urbana» eccellente, fatta di manutenzione, servizi, attenzione al cliente: bello sarebbe poter esportare nelle nostre città la stessa cura per strade, verde, trasporti. A Parigi si fondono le culture statunitense e francese, che in fatto di marketing sono le più evolute del mondo. L’adulto non farà fatica ad apprezzare che Disneyland è poi un grande museo di storia materiale. La ricostruzione di una cittadina del Missouri nella «Main Street», con casette in legno, negozi, empori, bar e ristoranti in stile, riporta all’Ottocento: ogni dettaglio contiene gusto e ricerca. Le pasticcerie sfornano i dolci di Nonna Papera da macchine e utensili d’epoca, mentre vecchie foto, antiche pianole, latte di conserva, scatole di tabacco, bottiglie di bibite centenarie decorano gli ambienti dei locali. Anche un occhio poco esercitato sarà affascinato dalla scelta scrupolosa di oggetti autentici, in grado trasformare uno spazio in una macchina del tempo.
Stesso discorso nel trenino di «Space Mountain», attrazione costruita per raccontare una vecchia miniera di carbone. L’emozione dell’ottovolante è poco rispetto all’intelligenza della ricostruzione complessiva: la vita della miniera, gli attrezzi originali, gli ambienti, i carrelli, le macchine. Tutto questo ha anche un aspetto ingegnoso: visto che le code nel parco sono sempre lunghe (superabili con il servizio «fast»), è un modo per trasformare un’attesa noiosa in una spettacolare visita a qualcosa di molto simile a un museo. La stessa originalità si trova nel battello che solca il Mississippi, il Marck Twain, con le pale azionate da un autentico motore a vapore; intorno al parco, su un ampio anello ferroviario, ansima un vero treno alimentato a carbone, che collega le aree delle attrazioni. Tutto è in scala, a misura di bambino: le case, il treno, la nave, le montagne. Per gli adulti è una miniatura speciale.
Ogni attrazione ruota intorno a una storia. L’ultima realizzata, nel 2008, è La torre del terrore, l’Holliwood tower hotel, collocata nel più recente dei due parchi, il Walt Disney Studios, ispirato al mondo del cinema. La storia, che aiuta l’immedesimazione in un gioco di ruolo, è ispirata ai celebri telefilm della serie «Ai confini della realtà». L’albergo, un grattacielo costruito nel 1929 in stile Decò, dieci anni più tardi è stato semidistrutto da un fulmine, e l’edificio presenta uno squarcio sinistro fin da lontano. I visitatori entrano in questa realtà congelata, con gli ambienti fermi al tempo dell’abbandono; il commesso in livrea accompagna attraverso il «ventre» tecnologico dell’edificio, grandioso e angosciante, all’ascensore di servizio, l’unico funzionante, che sale fermandosi ai piani, dove le porte si spalancano affacciandosi a mondi di fantasmi. L’adrenalina arriva alla fine: quando improvvisamente l’ascensore precipita a terra, con una velocità più rapida della gravità, tanto che il visitatore (ovviamente allacciato) candendo si sente sollevare.
Questo mondo surreale continua negli alberghi che circondano il parco. La Disney ne gestisce 7, ispirati ad ambientazioni diverse. Il New York è in stile Decò, il Newport buy club è ambienta in uno yacht club anni Venti, il Sequoia è un lodge circondato dalla foresta, il Disneyland è un lussuoso edificio vittoriano rosa confetto e sovrasta l’ingresso al parco. Tutti gli hotel, come i vialetti e le attrazioni, sono frequentati da Topolino, Minnie, Pippo, Pluto, Cip e Ciop, sempre pronti a posare per una foto.
L’efficienza dei servizi di Disneyland si apprezza anche nei collegamenti: al parco si accede in autostrada, con la ferrovia regionale da Parigi (la Rer, ogni 15 minuti) e con il treno ad alta velocità (il Tgv): e la stazione ferroviaria è proprio all’ingresso. In Italia nemmeno gli aeroporti sono serviti così bene.
Fino a fine marzo i bambini sotto i 12 anni che viaggiano con un adulto non pagano il volo con Air France, il soggiorno e l’ingresso ai parchi. Per maggiori informazioni: www.disneylandparis.com, www.airfrance.it, www.franceguide.com.