Parla italiano e svedese l’Open diversamente abili

Federico Rocchetti dell’Acquasanta si aggiudica il lordo, mentre il netto va al «vichingo» Johanson Bengt Arne

Enrico Campana

Sul piccolo inesplorato pianeta del golf per i disabili ho messo piede casualmente due anni fa, in occasione della importante Fiera di Milano, dove non c'è realtà di questo sport che venga trascurata. Incuriosito dalla sfida lanciata, con voce stentorea, per richiamare l'attenzione generale da un energico signore di mezza età che, muovendosi a scatti, con una gamba artificiale che spuntava con tutto il suo meccanismo metallico al di sotto dei pantaloncini, invitava Costantino Rocca a raggiungerlo nel campo pratica, ho voluto vedere come sarebbe finita quella singolar tenzone.
Sfidato sul gioco corto, colui che nella sua fortunata carriera ha sfiorato addirittura il successo nell'Open britannico, e che non vorrebbero perdere nemmeno se in palio ci fosse un panino con la mortadella, dovette arrendersi fingendo sorrisi e signorilità. Aveva capito, ma faticava ad ammetterlo, che il suo avversario aveva sviluppato, grazie alle sue particolari condizioni, un'abilità mostruosa, frutto di ore e ore di ore di allenamento, alla ricerca della perfezione, e di quella presunta abilità che può essere un'arma micidiale.
Più tardi, ho scoperto avvicinandomi allo stand della Federazione, che nel 2005 ha organizzato in Italia l'europeo per i disabili, sapendo benissimo che il golf può essere strumento di affermazione personale fra i più indicati e ambiti. Forse perché il golf si gioca prima di tutto contro se stessi. Certo, quando si parla di imprese mirabolanti nel campo dei "diversamente abili", si pensa al ritorno alle gare del pilota Zanardi, ma il golf propone sfide più accessibili, senza che il rischio sia la parte dominante della sfida e il gusto sia la capacità di livellare le persone. Il golf, credo, potrebbe utilizzare questa risorsa per creare esempi positivi, introdurre sui green e nei circoli elementi di sfida, senza dimenticare che forse questi soggetti potrebbero dare lezioni sul gioco corto, avendo dovuto faticare il doppio per raggiungere uno standard tecnico in grado di farli apparire sui green simili a discreti giocatori.
Ognuno, in questo mondo, ha dunque una storia da raccontare, un primato sportivo per cui va orgoglioso. Come il 33enne romano dell'Acquasanta Federico Rocchetti, occhialini da filosofo rivoluzionario, una grande croce che sbuca dalla maglietta, vincitore con un punteggio di 158 colpi del suo primo Open per Disabili sul percorso del Golf Club della Montecchia Padova. Un'emiparesi che gli ha offeso l'arto sinistro superiore, non gli ha impedito di raggiungere un handicap 4, traguardo invidiabile per molti giocatori, e che lo ha sostenuto nella sua galoppata di testa, annunciata da un 77 lordo nel primo giro.
Il premio per il primo netto è andato invece allo svedese Johanson Bengt Arne con 150 colpi, secondo netto l'olandese Hans. Non è andato oltre il quinto posto il francese Manuel Los Santos che combatte a sua battaglia sui green e nella vita senza l'arto inferiore sinistro. La seconda categoria è andata a Clemens Michael, la terza categoria al Padovano Giacomelli Alessandro
È stata una gara terribile per il caldo africano (consumati ben 800 litri d'acqua i due giorni) sia per i giocatori che gli organizzatori (oltre al circolo, il Gsi di Padova e i volontari della Croce rossa), caratterizzata dai migliori giocatori italiani ed europei provenienti da Austria, Svizzera, Germania, Francia, Olanda, Gran Bretagna, Irlanda, Danimarca, Finlandia, Svezia, Islanda.
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