Parma all’inglese, ma Ranieri è all’italiana

«Volevo motivare la mia squadra, non certo offendere le famiglie delle vittime»

Per fare il suo rientro in Italia dopo dieci anni, e otto stagioni passate tra Inghilterra e Spagna, sulle panchine di Valencia, Atletico Madrid, Chelsea e ancora Valencia, Claudio Ranieri ha scelto di passare dalla porta di servizio. Già, perché il Parma in questo momento rappresenta una scommessa, o meglio «una follia», come ha riconosciuto lo stesso tecnico romano nel corso della conferenza stampa di presentazione ieri pomeriggio a Collecchio. Con una classifica da brivido, ma ancor più con un gruppo completamente demotivato e disunito, il compito che attende Ranieri è tutt’altro che facile.
«A Roma ho visto una squadra che, preso il primo gol, si è completamente disunita, si è scoraggiata. No, questo proprio non va bene. In Inghilterra ho imparato che le partite si devono giocare con convinzione fino all’ultimo minuto, e anche oltre. E che nessuna partita è mai persa in partenza. Se prendi un gol perché l’avversario è stato bravo, alla fine gli vado a stringere la mano, ma non posso prendere gol per mancanza di attenzione. Guai se perdiamo l’attenzione. È questo il primo tasto su cui ho intenzione di battere» la sua prima lezione. Seguita dal riferimento al calcio spagnolo. «Da quelle parti c’è la filosofia dello spettacolo, la tecnica è eccezionale a cominciare da portieri e difensori».
Tommaso Ghirardi, presidente del Parma da meno di un mese, spiega così la scelta di affidarsi all’esperto allenatore romano dopo aver dato il benservito a Pioli: «Ranieri ha accettato la nostra proposta in poco tempo. Ci siamo visti lunedì ed in pochi minuti abbiamo trovato l’accordo. Alla base di tutto c'è il nostro progetto iniziato poche settimane fa, un progetto che il mister ha accettato subito e lo ringrazio». Ranieri comunque ha preso la frusta e l’ha subito usata: «Voglio ringraziare il presidente che mi ha riportato in Italia dopo 10 anni. Mi ha prospettato tutto quello che vuole fare nel mondo del calcio con tanto entusiasmo. Ho visto il Parma e non mi è dispiaciuto. È una squadra che si muove bene, che è bene organizzata però in questo momento io non guardo a queste cose, ora bisogna salvarsi». Ranieri sa cosa significhi avere una società seria alle spalle: «C'è una nuova proprietà che ha messo soldi in un periodo non facile. C'è un progetto che deve iniziare e dobbiamo restare in serie A. Sono stato molto chiaro con il presidente. Io non farò feriti, solo morti. Voglio dire o con noi o contro di noi, non ci sono vie di mezzo. Tutti dobbiamo avere a cuore le sorti del Parma, il Parma da ora diventa la mia vita». In poche ore, Ranieri ha capito d’averla fatta grossa. E ha corretto al volo. Con una successiva dichiarazione: «Voglio scusarmi per la metafora utilizzata tipica del linguaggio del calcio internazionale. Non era mia intenzione mancare di rispetto alle famiglie vittime della violenza». Meno male.
Giovedì il Parma sarà impegnato in Portogallo, contro il Braga, in Coppa Uefa: «La coppa non è un problema ma il nostro obiettivo primario ora è la Sampdoria. Andiamo a giocare questa partita a Braga per dimostrare quali sono le mie volontà. E per il modulo non farò esperimenti, devo andare subito al sodo. Devo dare ai giocatori la voglia di lottare, di aiutarsi uno con l’altro». Ranieri spiega anche i motivi della sua scelta: «È una sfida che mi fa sentire vivo. Altro che soldi, quello che mi ha offerto il presidente ho accettato». Dal punto di vista contrattuale Claudio Ranieri si è legato al Parma sino alla fine del campionato: in caso di salvezza, se ne discuterà. Sarà coadiuvato dall’allenatore in seconda, il francese Cristian Damiano, dal preparatore dei portieri Giorgio Pellizzaro e dal preparatore atletico Giorgio Capanna. Dopo le parole, i fatti. Alle ore 15, tutti al lavoro per preparare il viaggio in Portogallo e per educare subito il Parma di questi giorni al modello inglese.