Le parole sono proiettili Firmato: Elmore Leonard

Il regista Quentin Tarantino sostiene che per centrare l’obiettivo di un buon noir cinematografico basterebbe che gli sceneggiatori scrivessero dialoghi come quelli dei romanzi di Elmore Leonard. L’ottantaseienne scrittore americano gli ha replicato: «Se i miei dialoghi bastassero a fare un buon film, tutte le pellicole tratte dai miei libri sarebbero dei capolavori, ma non è affatto così!». In particolare, Leonard si è sentito tradito dagli adattamenti di The Big Bounce e Be Cool, ma al contempo ha potuto godere dei buoni risultati ottenuti a Hollywood da western come Hombre e Quel treno per Yuma e da noir come 52 gioca o muori, Out of Sight, Get Shorty e naturalmente Jackie Brown (affidato proprio alla regia di Tarantino).
E mentre Leonard negli Stati Uniti ha da poco dato alle stampe il suo Djibuti (William Morrow Edition) che affronta il tema della pirateria somala, i lettori italiani possono per la prima volta recuperare l’edizione integrale di un suo classico del 1977 come Lo sconosciuto n. 89 (Einaudi). Il libro era già apparso in versione tagliata nel 1979 ne «Il Giallo Mondadori» e successivamente era stato riproposto da «Interno Giallo» nel 1992. Fin dalle prime pagine Leonard dimostra di essere uno scrittore capace di costruire una galleria di personaggi unici nel loro genere. Primo fra tutti il protagonista della storia, Jack Ryan, il quale intraprende la carriera di ufficiale giudiziario a 36 anni, dopo esser stato venditore di polizze assicurative e di auto, operaio edile, sindacalista, autotrasportatore e commesso in un negozio. La fedina penale del buon Jack è rimasta nel tempo pulita: «Sempre educato, Ryan. A suo tempo da giovane si era dedicato ai furti nelle abitazioni, mentre lavorava per un’impresa di pulizia specializzata in moquette, ma era durata poco e l’aveva fatto più per spassarsela che per arricchirsi, per vedere se riusciva a farla franca. Ed era finito dentro una sola volta, per aggressione: aveva preso a legnate il caposquadra di un gruppo di braccianti clandestini, l’estate che aveva raccolto cetrioli nel Thumb. Ma era tutto finito nel nulla. Mai una condanna, mai una pena da scontare».
L’unica vera macchia nell’esistenza di Jack è la dipendenza dall’alcool che lo ha convinto ad affidarsi agli Alcolisti Anonimi. Una passione malsana per la bottiglia che Leonard descrive nel dettaglio, traendo ispirazione dalla propria esperienza di alcolista. Una volta rimessosi in carreggiata (depressione e problemi con le donne a parte), Jack Ryan ha scoperto di essere davvero in gamba nello svolgere la consegna degli atti giudiziari: gli viene facile essere convincente, anche se odia attuare i pignoramenti e gli sfratti, e talvolta può persino capitargli di essere minacciato con le pistole o può rischiare di essere malmenato da tizi pericolosi che non hanno alcuna voglia di comparire in giudizio. È proprio per la sua capacità di far fronte a situazioni difficili che il misterioso Mr Perez lo ingaggerà per rintracciare Robert Leary Jr., un delinquente psicopatico ignaro di essere in possesso di azioni che gli hanno fruttato milioni di dollari. Ma altri sono interessati a rintracciare Leary, a partire da sua moglie Lee, e non tutti lo vorrebbero per forza ritrovare vivo e vegeto.
Da quel momento in avanti inizia un viaggio pericoloso in una Detroit popolata da personaggi stravaganti che Leonard mette in scena con grande abilità. Un circo di attori speciali che, come spiega Luca Conti (che ha accuratamente realizzato la nuova traduzione de Lo sconosciuto n. 89), comprende «street hustlers che sembrano usciti dritti da un film come Super Fly, truffatori e killer professionisti originari di New Iberia, Louisiana (la terra natale di Leonard), ufficiali giudiziari e repo men che parlano in burocratese stretto, frequentatori dei meeting degli Alcolisti Anonimi». E anche se l’happy ending non è di solito una caratteristica del genere noir, Jack Ryan troverà una possibilità di riscatto senza dover accettare né sconti né compromessi.