«Il partito di Erdogan può essere processato»

da Istanbul

Rischi di caos politico in Turchia. La Corte costituzionale ha accolto il ricorso presentato dalla Procura generale della Repubblica, e accettato di mettere sotto stato di inchiesta l'Akp, il Partito islamico-moderato per la Giustizia e lo Sviluppo. La Suprema corte ha quindi deciso di dare seguito alle gravi accuse contenute nel dossier presentato dal procuratore generale Abdurrahman Yalcinkaya, che ha chiesto la chiusura del partito di Recep Tayyip Erdogan perché non sufficientemente laico per lo Stato fondato da Mustafa Kemal Atatürk. Non solo. La Corte adesso dovrà anche decidere se bandire o no dalla vita pubblica del Paese per cinque anni 71 esponenti dell'Akp tra cui figurano niente meno che il capo dello Stato, Abdullah Gül, il primo ministro Recep Tayyip Erdogan, l'ex capo del Parlamento e alcuni ministri dell'attuale esecutivo. Proprio sul capo dello Stato si apre un capitolo a parte, destinato a suscitare un vespaio di polemiche. Molti costituzionalisti infatti nei giorni scorsi avevano detto che teoricamente, come presidente della Repubblica, Abdullah Gül, non potrebbe essere interessato da un provvedimento del genere. A dimostrazione di questa tesi il fatto che lo stesso presidente della Suprema corte e altri suoi tre membri hanno chiesto lo stralcio della sua posizione, con scarso successo.
L'Akp adesso avrà un mese di tempo, prorogabile, per preparare la sua difesa. Certo per il Paese è un colpo enorme. In passato ci sono già stati numerosi casi di partiti chiusi perché dichiarati incostituzionali, come il Refah nel 1997 e il Fazilet nel 2001. Però Recep Tayyip Erdogan alle ultime elezioni ha ottenuto il 46,7% dei consensi, pari a 16.800.000 voti. E questo è un particolare sul quale i giudici prima di pronunciare la sentenza definitiva dovranno necessariamente tenere conto.
Ora nel Paese della Mezzaluna è il momento delle accuse, delle supposizioni. Di certo si sa che la Borsa potrebbe crollare ancora, come ha fatto due settimane fa alla notizia del ricorso della Procura. A preoccupare adesso c'è anche la reazione della gente. Se alle ultime manifestazioni dell’Akp sono comparse scritte inquietanti del tipo «tagliamo le mani a chi vuole chiudere il partito», dall'altra parte i laici che affilano le armi e si preparano a scendere in piazza per il loro Stato. Il quotidiano Cumhuriyet l'altro giorno scriveva che c'è in atto un processo per screditare la magistratura e l'esercito.