Pasqua, una serie di riti religiosi in musica solenne

A SAN PIETRO Per la grande tradizione polifonica, questa mattina il Papa benedirà gli olii santi all’interno della Basilica

Della solennità con cui a Roma, centro della cristianità, fin dall’antichità si svolgevano i riti della settimana santa - il più antico e suggestivo fra i cicli liturgici cattolici - e del grande repertorio musicale ad essi collegato ci restano infinite testimonianze. Non ultime quelle di illustri visitatori stranieri, con il pallino della musica, quando non anche di musicisti professionisti, come quella del piccolo Wolfgang Amadeus Mozart, che visitò la città eterna nell’aprile del 1711, in coincidenza con la settimana santa.
In particolare alla prima visita del quattordicenne Mozart è legato uno degli episodi più pittoreschi della sua - purtroppo breve - vita. Dopo aver sentito cantare in san Pietro, dai cantori papali della Cappella Sistina, il «Miserere» di Gregorio Allegri - era il venerdì santo del 1711 - appena tornato nel suo alloggio, lo trascrisse fidandosi solamente della sua prodigiosa memoria.
Ma di musiche affidate alle cappelle musicali, nel triduo che precede immediatamente la Pasqua - quando gli strumenti musicali organo compreso devono tacere - sono pieni gli archivi musicali di tutto il mondo; e quando ogni anno ci vengono riproposte, mostrano intatto il fascino generato nei visitatori di ogni epoca. Che la Chiesa riservi ancora oggi particolare attenzione al triduo liturgico che precede immediatamente la Pasqua è assai comprensibile, rappresentando esso il fondamento della stessa religione cristiana. E che si sia imposta di presentarsi all’appuntamento annuale con tutta la solennità che il momento richiede, è altrettanto comprensibile. Del resto se pensiamo al gregoriano, alle Passioni protestanti (celeberrime sono quelle di Bach), ai mottetti rinascimentali - quelli di Giovanni Pierluigi da Palestrina in testa - abbiamo un quadro dei tesori che la morte e resurrezione di Cristo hanno ispirato non solamente a pittori e scultori e poeti, ma anche a musicisti di ogni epoca.
Roma, poi, per la partecipazione del papa ai riti liturgici nella Basilica vaticana e nella cattedrale di Roma, San Giovanni in Laterano, richiama comprensibilmente, ogni anno, folle di fedeli.
Chi ama l’austera semplicità del canto gregoriano, frequenti le celebrazioni liturgiche nella benedettina basilica di Sant’Anselmo, all’Aventino, affidate ai benedettini; chi invece ambisce riascoltare la grande tradizione polifonica, allora non ha altra scelta che seguire le solenni funzioni papali.
A cominciare da questa mattina (alle ore 9.30, in San Pietro) quando il Papa benedirà gli olii santi (per il Battesimo e L’Estrema unzione); per proseguire, nel pomeriggio a San Giovanni, dove verrà ripetuta la commovente cerimonia della lavanda dei piedi, accompagnata dal celebre antichissimo canto responsoriale «Ubi caritas et amor/ Deus ibi est». Il venerdì santo si svolge il suggestivo rito della «adorazione della croce» (Basilica di San Pietro, ore 17), per il quale Palestrina scrisse i famosissimi «improperi», su testi del profeta Geremia («Popule meus, qui feci tibi…»).
Alla vigilia di Pasqua, sabato, i fedeli sono attesi in san Pietro alle ore 21. La cerimonia avrà inizio sotto il portico del sagrato, con l’accensione del cero che simboleggia la «luce» di Cristo, poi in Basilica il canto dell’«Exultet» e la Messa di resurrezione. L’indomani, infine, in Piazza San Pietro (alle ore 10,15), è in programma la Messa di Pasqua, la più importante festa dell’anno liturgico, alla cui solennità contribuiranno anche i provetti cantori della Cappella Sistina, i depositari della grande tradizione polifonica.