Passata la paura, la sinistra si tura il naso

La politica è cosa seria, ma di questi tempi lo è assai poco, e allora serve dare un’occhiata ai disegni umoristici o satirici. Le vignette di Forattini e Giannelli, rispettivamente sul Giornale e sul Corriere, spesso valgono più di un robusto editoriale. Anche piccole certe sferzanti note polemiche fotografano icasticamente la situazione.
Leggiamo insieme questa noticina di Emanuele Macaluso sul Riformista: «Il fatto che, aperta la crisi, i leader del centrosinistra (soprattutto Giordano e Diliberto) si siano adoperati per “allargare” alle “persone”, cioè a qualche apolide, la maggioranza, ci dice tutto. Se c’era bisogno di far capire agli italiani il grado di confusione, impotenza e cecità politica che caratterizza chi guida i partiti della maggioranza, l’obiettivo è stato raggiunto».
Aggiungiamoci la frase con cui Piero Ostellino, amico liberale, conclude sabato scorso il suo scritto sul Corriere: «Manca una classe politica appena appena decente». C’è da dire di più? Più che d’accordo.
I lettori mi perdoneranno queste citazioni, che servono però a eliminare il sospetto, quando certe cose le diciamo noi, che siano costruite ad arte e perciò faziose. Sono anni che sottolineiamo lo scadimento e l’involgarimento della politica italiana.
Ma fermiamoci qui e dedichiamo qualche considerazione allo sbocco della crisi del governo Prodi. Per obiettività va detto che il Capo dello Stato non poteva fare altrimenti. L’alternativa erano solo elezioni anticipate, che tutti temono e pochissimi hanno chiesto. La maggioranza ha fatto al Quirinale una sola proposta: rinvio alle Camere del Governo affossato al Senato. Pallottoliere alla mano, è stato dimostrato che questa volta, con la fiducia, i voti sufficienti ci saranno.
E ci saranno, perché è stata grande la paura, soprattutto nella sinistra radicale, di finire per contare meno del due di coppe. Ricordate l’articolo di Scalfari su Repubblica da me già citato? «Se Prodi cade, la sinistra è morta». Giordano e Diliberto e non solo essi, sono ancora in preda alla preoccupazione di scomparire dalla scena politica. Sono arrivati fino a minacciare di espulsione i due senatori ribelli, i quali a loro volta, testimonia Repubblica, sarebbero pronti a votare questa volta «turandosi il naso» (testuale). Chissà come ride il nostro Indro nell’altro mondo.
In verità, c’è da credere, per la stima umana che merita, che lo stesso Napolitano sia arrivato non senza affanno alla inevitabile decisione d’offrire un’ultima chance a Prodi, come del resto traspare dal comunicato letto sabato mattina dalla cattedra del Quirinale.
Insomma, questa crisi s’è momentaneamente risolta in maniera tutt’altro che elegante. C’è una sola nota positiva: l’onorevole Prodi, per otto mesi sempre ridente e anche un po’ sprezzante verso gli avversari, non ride più. Deve aver capito finalmente che la politica è cosa tremendamente seria e che, per un premier, non è né elegante né educato irridere gli avversari. In passato glielo ricordò anche il nostro amico Nicola Matteucci, la cui saggezza e statura morale, da grande liberale qual era, è da tutti riconosciuta.
Noi siamo tutt’altro che irridenti, proviamo anzi comprensione per Prodi, se non altro perché giudichiamo la situazione del Paese al di sopra delle sue forze e di quelle del suo governo. Crede di cavarsela espungendo dal programma i Dico, promettendo la Tav, proclamando «slancio rinnovato» e «coalizione coesa»?
Poche illusioni, signor presidente. Le garanzie che le offrono i suoi alleati sono di panna montata e necessarie vista l’occasione. Divergenze, tensioni, voltafaccia son già nell’aria. D’Alema, che a sinistra è di sicuro il più serio e prammatico, lo sa bene. Ai piccoli guai di ieri ha provveduto la decisione di Napolitano, ma ce ne sono molti altri dietro l’angolo. Aspetti i risultati delle prossime Amministrative, onorevole Prodi, poi vedrà quanti amici le rimarranno.