Il pastore brasiliano che vende Dio in tv e converte il mondo

Se non credi ai miracoli devi solo guardare un po’ di tv. Romildo Ribeiro Soares è molto più di un pastore evangelico. È un tele predicatore. Lui, già sessant’anni fa aveva capito che le immagini valgono tutto; molto più di mille parole. È così che è nato il suo impero: passando davanti a una vetrina in una strada di Espirito Santo. Aveva undici anni, era il 1958 e lui aveva appena visto una televisione. «È un bell’affare», ha pensato. «Un giorno sarò in tv a parlare del Signore». È così che Soares racconta la sua storia ai giornalisti che riescono ad avvicinarlo. Oggi è diventato una star, in Brasile il volto più famoso. Passa circa cento ore alla settimana in tv, la sua voce suadente parla del Signore a milioni di persone ogni giorno. La sua faccia da ex ragazzo, oggi sessantenne senza un capello bianco, vestito rigorosamente in giacca e cravatta, supera i confini nazionali ed è trasmessa in tutta l’America Latina e in molte altre parti del mondo.
Lo show è inquietante; come una pop star, il pastore intona una canzone dal palco. Il rito ha inizio. La sala è strapiena. Non c’è un posto a sedere. I fedeli sono invitati a fare lo stesso, i più timidi muovono la bocca senza emettere suono, ma la convinzione non manca a nessuno. Il testo della canzone scorre sugli schermi sparsi un po’ ovunque per la sala. C’è musica dal vivo e i cameraman si muovono senza fare rumore. La fede si trova in uno studio televisivo. Il tele predicatore è all’opera, si va in onda. Da casa, anche il più scettico non riuscirà più a togliersi dalla mente quei fedeli che si alzano e gridano al miracolo. Le guarigioni durante lo show arrivano sempre puntuali, con il pastore che inneggia alla grazia del Signore, con la folla che urla, piange, ringrazia. Dai corridoi laterali spuntano una trentina di persone che tengono in mano degli apparecchi per il pagamento con bancomat e carte di credito. I fedeli rispondono all’appello del pastore che ricorda che l’opera del Signore deve proseguire.
Sembra facile ma non lo è. Lo spiega bene Internazionale. Soares ha studiato per diventare il numero uno. Edir Macedo, suo cognato e suo ex amico, nel 1986 era partito per gli Stati Uniti per imparare tutte le tecniche e i segreti di tele marketing, e di tele-evangelizzazione. Soares ha imparato da lui, nel 1977 avevano fondato insieme la Chiesa universale del regno di Dio, la più conosciuta delle chiese evangeliche brasiliane. Oggi i tele predicatori hanno preso strade diverse. A Soares sembrava che suo cognato avesse un modo di fare troppo aggressivo, che pensasse solo ai soldi. Per questo si è messo in proprio e ha fondato la Chiesa internazionale della grazia di Dio. Alle sue funzioni partecipano in media 400 persone e nulla viene lasciato al caso. La retorica vale più della conoscenza della religione. I sermoni chiamano continuamente in causa il Signore, la sua saggezza, il suo amore infinito per i peccatore. Oggi Soares gestisce tremila luoghi di culto disseminati in tutto il Brasile e un’altra quarantina in Argentina, Perù, Spagna e Giappone, dove lo show viene doppiato con un accento vagamente brasiliano, in omaggio al paese che non è più solo terra di calcio e telenovelas, ma che è diventato il primo produttore di sermoni televisivi e a volte anche di truffe, il tutto in nome di Dio. Il programma, Show da fé, va in onda tutti i giorni negli orari di punta e i finanziatori sono gli spettatori che possono chiamare alla fine di ogni puntata, registrarsi e fare donazioni. Per questo ha creato una holding che riunisce una tipografia, una casa editrice e una casa di produzione cinematografica. Anche Macedo ha trovato il successo. Controlla 23 reti tv, 40 radio. Nel suo gruppo anche un’agenzia di turismo, una società immobiliaria, una di assicurazioni sanitarie e la Alliance Jet di taxi aereo. Più volte la Chiesa Universale è finita al centro di inchieste giudiziarie per frode e riciclaggio. Però, intanto, lo show dei miracoli va avanti.