Pato: dietro l’angolo c’è sempre un Ledesma

Ha stabilito il record di precocità tra i marcatori in competizioni Fifa, battendo un certo Pelé. È arrivato in Italia a gennaio e in meno di sei mesi ha messo insieme 18 presenze in serie A segnando con una media di un gol ogni due partite. Guadagna due milioni di euro all’anno nonostante abbia 19 anni ancora da compiere.
Eppure Pato, intervistato da GQ, sa cosa può essere la vita: «Mi ricordo di quando andavo agli allenamenti e vedevo i miei compagni mangiare, mentre io ero a stomaco vuoto perché non potevo permettermi il pasto». E non è stata l’unica difficoltà dell’infanzia: «Ho una cicatrice sul bicipite sinistro, mi hanno preso un pezzo d’osso dal fianco e l’hanno impiantato nel braccio. Era un tumore. Sono stati momenti molto difficili».
Pato è uno con la testa sulle spalle, assomiglia molto a Kakà, suo grande amico ed esempio in campo. Anche se non sono proprio uguali in tutto, come sottolinea con un po’ di umorismo: «Rimanere vergine fino al matrimonio? Sono Evangelico ma non seguo alla lettera il Vangelo: non sono mica come Kakà!». È lo spunto per parlare del rapporto tra lui e la sua fidanzata, Stephany Brito: «Lei vorrebbe sposarsi, e di questo sono convinto anche io. Ma non subito». E probabilmente riuscirà a convincerla ad aspettare vista l’influenza che Pato ha su di lei: Playboy voleva fotografare nuda Stephany che però ha declinato l’invito. E pare ci sia sotto anche lo zampino del fidanzato che candidamente ammette: «Non volevo assolutamente che posasse nuda!».
Alexandre, questo il suo vero nome, forse troppo lungo «e per questo due anni fa iniziarono a chiamarmi Pato, come il mio paese natale (Pato Branco, ndr)», iniziò da bambino ad avere l’ambizione di diventare calciatore. Tanto che a 11 anni capitò la sua prima grande occasione: «Dovevo fare un provino con il Gremio, ma non avevano il collegio per accogliermi». Ma Pato non ebbe neanche il tempo di essere deluso che il famoso secondo treno, col nome Internacional, passò: «I miei genitori mi portarono a fare il provino proprio nella squadra per cui tifo da quando ho 5 anni, l’Internacional». Un nome che forse assomiglia troppo agli attuali rivali cittadini: «Ma loro sono di colore rosso, non confondiamoli con l’Inter».
Da quella squadra poi inizia la sua carriera da professionista che lo ha portato, a inizio 2008, al Milan e nel calcio italiano. Che Pato apprezza, soprattutto dopo aver vissuto quello brasiliano. E ricorda l’esatto momento in cui ha capito quanto siano diverse le cose qui: «Partita con la Lazio, Ledesma mi ha battezzato. Che entrata a forbice! Non me la dimentico più. Ma mi piace giocare così: si cresce. In Brasile prendi la palla e puoi stare 20 secondi con la testa alta a pensare che farne, qui dopo tre secondi, se non la passi, arriva Ledesma».
Ora iniziano le vacanze, ma non per lui: ci sono i Giochi Olimpici da onorare ad agosto col Brasile. Ma non preoccuparti Alexandre, Ledesma non ci sarà.