PAUL HAGGIS «Merito di Eastwood il mio film sull’Irak»

Il regista, Oscar per «Crash»: «Senza l’aiuto di Clint, che è interventista, non avrei trovato i fondi per girarlo»

da Ischia

Potrebbe fare il tour operator, Paul Haggis. Lo scorso anno era stato premiato ad Ischia, all'indomani dell'Oscar per Crash. Si era divertito al Global Fest. Al punto da farsi strappare una promessa: tornare dodici mesi dopo. Non solo. Pur di esserci ha accelerato i tempi di realizzazione del suo nuovo film, La Valle di Elah, destinato ufficiosamente al prossimo festival di Venezia: «Sì, racconta con un sorriso, durante le riprese e il successivo montaggio ho ricordato ai produttori il mio impegno improcrastinabile. E quando sono partito per davvero, loro sono rimasti malissimo: “Paul mi hanno detto, sei matto? Il film devi ancora terminarlo, non puoi andartene proprio ora”».
E lei che cosa ha risposto?
«Tranquilli, tornerò rilassato e con le idee più chiare».
Tema forte quello di La valle di Elah, è così?
«Sì, è la storia vera di un soldato inviato con il suo contingente in Irak. A un certo punto decide di disertare e torna negli Stati Uniti. Ma un paio di giorni dopo il suo corpo bruciato e fatto a pezzi viene rinvenuto in New Mexico. Suo padre, interpretato da Tommy Lee Jones, un ex sergente dei marines, ispettore di polizia incorruttibile, andrà alla ricerca della verità. Altri interpreti sono Susan Sarandon, sua moglie e Charlize Theron, una detective».
Come è nata l'idea?
«Avevo letto un inchiesta giornalistica ed ero stato colpito dalla vicenda. L'avevo subito proposta al mio agente ma all'epoca tutta l'America era schierata in favore di Bush e dell'intervento in Irak del 2003. Pochi mesi dopo, a maggio, sono tornato alla carica, chiedendo l'appoggio di Clint Eastwood. Un appoggio determinante».
L'appoggio di un interventista. Strano, non trova?
«Sì, ma Clint, che è un mio grande amico e a cui devo in parte la realizzazione di Crash, è persona aperta. Non sai mai decifrare le sue idee politiche. “Sei un bastardo, mi ha detto, come ti salta in mente? Farmi leggere un soggetto del genere. Ma alla fine è stato proprio lui a convincere i produttori a tirare fuori i soldi».
Quanto Irak ci sarà ne La Valle di Elah?
«Poco in realtà. Più che altro racconto la vicenda privata dell'uomo».
I ritmi saranno gli stessi di Crash?
«No. Avrà uno stile europeo. Mi sono ispirato al cinema di Michelangelo Antonioni, soprattutto a Blow up».
Per chi si schiererà alle presidenziali americane?
«Con i democratici di sicuro, ma non al fianco di Hillary Clinton come ha dichiarato che farà Steven Spielberg. Il mio candidato è Dennis Kucinich, un camionista di origine croata».
Perché non Obama, il candidato di colore, l'eventuale primo presidente nero della storia americana?
«Conosco Kucinich. Ma sono convinto che anche Obama sarebbe un ottimo Presidente, schierato in difesa delle classi più deboli».
Cosa farà dopo Ischia?
«Lunedì incontrerò a Londra Barbara Broccoli, produttrice dei film di Bond, per raccontarle la trama del nuovo episodio di 007, che inizierò a scrivere dopo l'estate. È il secondo di una trilogia che ho cominciato con Casino royale».
Lo dirigerà anche, il film?
«Me l'hanno proposto. Ma non voglio sprecare tre anni della mia vita appresso a un solo progetto. Mi interessa di più dedicare tempo a film piccoli e interessanti come Crash».
Lo scorso anno ci aveva raccontato di aver piazzato gli Oscar vinti in cucina. E adesso dove si trovano?
«Sul tavolo del mio studio, nella mansarda di casa».
Meno male, temevamo fossero finiti in cantina.