Pazzini, porta in faccia ad Amauri in nazionale

Le tre spine di Lippi. Il giocatore della Samp agita le acque: "Lui in azzurro? A me dà
fastidio Non mi sento in ballottaggio, io sono italiano e lui è
brasiliano&quot;.<strong><br />
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Sono tre le spine dell’Italia in viaggio verso il mondiale. Tre spine nel fianco di Lippi ct e di Abete, il presidente, mostratosi infastidito dal solitario invasore di Pescara («lo citeremo per danni, in caso di punizione dalla Fifa»). La prima, quella che procura polemiche a ripetizione, riguarda Antonio Cassano e forse c’è uno spiraglio nella comprensione del fenomeno. Che è diventato trasversale, perciò appannaggio dell’Italia intera. Se negli stadi, da Parma a Pescara, vengono pubblicati striscioni solidali col Pibe de Bari, vuol dire che Cassano, al contrario di altri suoi predecessori, è diventato patrimonio collettivo.
Pruzzo, ai tempi del mondiale ’78, fu un argomento cavalcato in particolare dai giornali romani, Beccalossi quattro anni dopo divenne la bandiera di una parte della critica milanese e non vi fu su nessuna delle due candidature l’unanimità raccolta invece da FantAntonio. Spiegazione semplice: la Samp attira simpatie, non procura dissidi dettati dal tifo per club e lo schieramento aumenta di convocazione in convocazione. «Lippi non lo convoca per convinzione, non per puntiglio» è la prima spiegazione pubblica offerta dal presidente della federcalcio Giancarlo Abete. «Il Ct non lo ritiene funzionale alla competitività del gruppo: è una valutazione legittima e rispettabile» così il numero uno di via Allegri si è schierato al fianco del suo selezionatore. Trasformando in coriandoli la leggenda metropolitana della lite in discoteca tra Cassano e il figlio del Ct, Davide. Ma nessuno pensi che questo intervento possa chiudere il dibattito. Basta, infatti, prender nota dei giudizi di Mancini che propose l’acquisto del barese a Moratti e che da ct lo porterebbe di corsa al mondiale, «perché uno che fa la differenza serve», per averne la riprova.
La spina che provoca il maggiore dolore è quella di Amauri, alle prese con la documentazione per diventare italiano (potrà esserlo non prima del 5 marzo 2010). Giampaolo Pazzini, toscano dalla lingua biforcuta, non si è tirato indietro ieri a Cervia nel ritiro dell’Italia e a proposito di Amauri, il suo rivale più temibile nella corsa al Sud-Africa, ha scolpito la seguente riflessione: «Un po’ mi dà fastidio la sua candidatura. Capisco se uno è mezzo italiano o mezzo brasiliano, un conto è se non è proprio per niente italiano». L’obiezione, anagrafica, non fa una piega e non è nuova dentro le viscere del club Italia. Già Gattuso, ai tempi, si mise di traverso. In soccorso di Amauri, non ancora italiano, sono arrivati Altafini e Sormani, due oriundi dei tempi d’oro. «Se diventa italiano è assurdo impedirgli di giocare in Nazionale» l’osservazione del secondo. Josè ha messo il dito sulla vera questione. «Scusate: perché Camoranesi sì e Amauri no?». Già perchè? Ecco il nodo, allora. con l’argentino della Juve è stata fatta la prima eccezione, con Amauri la Nazionale si appresta a scrivere la seconda in omaggio a una questione molto pratica. Lippi ha bisogno di un buon centravanti, Gilardino e Pazzini non offrono garanzie sufficienti, di qui il ricorso al passaporto italiano ottenuto attraverso la moglie. E allora perché non Thiago Motta? «Perché non possiamo fare una squadra di oriundi» l’obiezione pelosa di Lippi. La verità è sempre la stessa: come in politica si orientano posizioni e pareri sui propri bisogni. L’Italia del calcio ha necessità di qualche gol in più? Allora va bene Amauri. L’obiezione di Pazzini è fondata ma anche qui si presta a un’altra osservazione: possono i calciatori entrare nel merito di una scelta che è prima tecnica, del Ct cioè, e poi politica, del governo federale? La risposta, semplice semplice è no.
Terza ed ultima spina: chi dopo Lippi sulla panchina della Nazionale? Abete ha anestetizzato l’argomento così: «Non ci faremo trovare impreparati alla scadenza». Andremo al mondiale, allora, col Ct in carica e col suo successore già messo sotto contratto. Anche Mancini si è candidato ma forse Prandelli e Spalletti raccolgono maggiori consensi.

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