Pedofilia, caso tedesco: "Il Papa sapeva tutto" Vaticano: "Speculano"

Il <em>New York Times</em>, <strong><a href="/esteri/nyt_contro_vaticano_copri_abusi_prete_osservatore_ignobili/vaticanista-new_york_times-pedofilia-usa/26-03-2010/articolo-id=432427-page=0-comments=1" target="_blank">dopo le accuse di ieri sulle violenze negli Usa</a></strong> taciute dal Vaticano, torna sul caso del trasferimento di padre Hullenberg quando l'attuale Papa era arcivescovo in Baviera. Padre Lombardi replica: &quot;Ratzinger era estraneo&quot;

Monaco di Baviera - Il futuro papa Benedetto XVI, quando era arcivescovo di Monaco, era al corrente del trasferimento in un’altra
parrocchia di padre Peter Hullermann, già accusato di pedofilia. Sono le nuove accuse pubblicate oggi sul sito del New York Times,
all’indomani dell’inchiesta sui suoi presunti silenzi sul caso di un prete americano colpevole di abusi su 200 bimbi sordomuti. Ma il portavoce vaticano, padre
Federico Lombardi, ribatte: "Ratzingernon sapeva della decisione di
reinserire il sacerdote H nell’attività pastorale
parrocchiale". E conclude: "Ogni altra versione è una mera
speculazione".

La vicenda H Secondo il giornale americano, che cita due prelati, il cardinale
Ratzinger "era stato messo a conoscenza che il prete, che lui stesso
aveva approvato fosse mandato in terapia per curarsi dalla pedofilia,
sarebbe invece tornato a un lavoro pastorale a pochi giorni dall’inizio
del trattamento psichiatrico. Il prete - prosegue il quotidiano - fu poi
dichiarato colpevole di aver molestato ragazzini in un’altra
parrocchia".
Nelle scorse settimane un
comunicato delle arcidiocesi di Monaco e Frisinga aveva attribuito la piena responsabilità della decisione che permetteva al prete di
riprendere l’incarico pastorale all’allora vice di Ratzinger, reverendo Gerhard Gruber. "Ma una nota - scrive il New York Times - la cui
esistenza è stata confermata da due prelati, dimostra che il futuro Papa non solo gestì un incontro il 15 gennaio del 1980, in cui fu approvato
il trasferimento del prete, ma fu anche informato della riassegnazione del prete" a un’altra parrocchia. "Quale ruolo Ratzinger abbia avuto nel prendere la decisione e quanto interesse abbia mostrato nel caso del prete pedofilo, che aveva
molestato numerosi ragazzini nel suo precedente incarico, non è chiaro" ammette il giornale.

La replica del Vaticano La Santa Sede smentisce anche il
nuovo articolo del New York Times. Il portavoce vaticano,
padre Federico Lombardi, tiene infatti a precisare che "l’Archidiocesi conferma oggi la sua posizione, secondo cui
l’allora Arcivescovo non ha conosciuto la decisione di
reinserire il sacerdote H. nell’attività pastorale
parrocchiale". Il gesuita rifiuta "ogni altra
versione come mera speculazione". "L’allora Vicario generale, monsignor Gerhard Gruber, ha
assunto - ricorda padre Lombardi - la piena responsabilità
della sua propria ed errata decisione, di reinserire H. nella
pastorale parrocchiale". In merito, ill direttore della sala stampa della Santa Sede cita anche "la smentita pubblicata
questa mattina in un Comunicato dell’Archidiocesi di Monaco",
che recita: "L’articolo del New York Times non contiene alcuna
nuova informazione oltre a quelle che la Archidiocesi ha già
comunicato sulle conoscenze dell’allora Arcivescovo sulla
situazione del sacerdote H".

I documenti della Santa Sede L’Osservatore romano
torna oggi sullo scandalo dei preti pedofili senza commenti, ma
pubblicando integralmente i due documenti chiave con i
quali nel 2001 la Chiesa cattolica affrontò la questione.
Due documenti più volte citati in questi giorni sia da chi
accusa la Chiesa di "silenzio" di fronte agli abusi, che da
quanti intendono dimostrare il contrario.
Il primo, dell’aprile 2001, è il motu proprio di Giovanni
Paolo II Sacramentorum sanctitatis tutela, una lettera
apostolica in cui si affermava che il trattamento dei delitti
più gravi sarebbe spettato alla Congregazione per la Dottrina
della Fede. Il secondo, intitolato De delictis gravioribus,
di appena un mese dopo, è una Istruzione rivolta a tutta la
gerarchia cattolica dalla Congregazione per la Dottrina della
Fede, allora presieduta dall’attuale Papa, che dava attuazione
al motu proprio e indicava i delitti più gravi (quelli contro
l’eucarestia e il sesto comandamento sugli atti impuri).
Lo stesso presidente dei vescovi tedeschi, mons. Robert
Zollitsch, nella conferenza stampa seguita al suo incontro con
papa Ratzinger del 12 marzo scorso, espresse l’esigenza "di
regole precise, per evitare interpretazioni sbagliate",
ammettendo di fatto che gli indirizzi delle massime autorità
erano stati in qualche caso "male interpretati". Norme dirette
in realtà, aveva precisato proprio in quei giorni il portavoce
della Santa Sede, padre Federico Lombardi, ad aumentare il grado
di vigilanza sulle diocesi in materia di abusi.

La replica del Nyt: "Siamo seri" "Le accuse di abusi nella Chiesa
Cattolica sono una cosa seria come il Vaticano ha riconosciuto
in molte occasioni e il ruolo che il Papa può avere avuto nella
reazione a queste accuse nel corso degli anni è una parte
significativa della storia", ha dichiarato all’Ansa la
portavoce del New York Times, Diane McNulty.
La McNulty reagendo alle parole di padre Federico Lombardi. Alcuni particolari sono stati confermati dalla
Chiesa e finora nessuno ha messo in dubbio i fatti di cui
abbiamo scritto

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