Pedro Cano e l’esistenza vista di spalle

«Mi ha ispirato l’aver visto centinaia di albanesi sbarcati a Bari. Ho cercato di raccontare la loro solitudine»

Nel suo girovagare per il mondo, Pedro Cano vede nella natura, nei paesaggi e nelle persone che incontra dei motivi atti a misurare i propri stati d’animo, e trova in essi il pretesto per esaltare la sua pittura, facendo esplodere una figuratività ricca di energia e poesia. Proprio la figura umana, legata alla fisicità del corpo e non al ritratto del volto, è protagonista delle opere del grande artista spagnolo esposte fino all’8 giugno nel Museo delle Terme (via Einaudi, 87). La mostra, Identità in transito, comprende 20 dipinti a olio su lino di grande formato (200 cm di altezza) e 27 acquarelli e tecniche miste su carta intelaiata. Le tele rappresentano figure per lo più in cammino, tutte viste di spalle. Uomini e donne che non abbiamo bisogno di guardare in faccia per capire chi sono e a quale classe sociale appartengono. Dal vecchio, che si appoggia allo schienale di una panchina per scrutare il buio della notte, al giovane che si affretta pedalando, dalla fanciulla dalla veste bianca, che si muove con eleganza, all’anziana casalinga con le borse della spesa, dal muratore al suonatore di fisarmonica, c’è una variegata sequenza di personaggi anonimi, ciascuno con i propri pensieri, sentimenti, abitudini. Dove vanno? Le figure, viste da lontano, sembrano quasi disintegrarsi nello spazio. Forse vanno verso il nulla, cariche del loro fardello di vita, delle loro esperienze spesso dolorose. Noi seguiamo affascinati questi personaggi, collocati scenograficamente su una pedana di legno, sapendo che non si volteranno. Come racconta Cano l’idea di realizzare queste «identità in transito» gli venne anni fa, dopo aver visto le immagini di centinaia di albanesi, sbarcati a Bari dopo un drammatico viaggio e accolti in un campo profughi, da cui molti cercarono ben presto di scappare. Partendo da alcuni ritagli di giornale, elaborò sette disegni in bianco e nero, simili a Pietà, che illustravano le difficoltà di quella gente. Alcuni anni dopo, visto che il pensiero tornava di continuo a quell’episodio, iniziò a «disegnare delle teste viste da dietro e a poco a poco delle figure intere di uomini e donne sempre di spalle». Traeva ispirazione dalle persone «che uscivano dalle stazioni o percorrevano le strade trascinandosi dietro sacchi, biciclette, strumenti musicali o talvolta la loro solitudine come unico bagaglio». Pensava che tra quelle persone potessero esserci alcuni di quei profughi e che anch’egli ai loro occhi potesse apparire come tale. Quindi dette vita a quelle figure usando colori grigi e bruni, alternandoli a volte con altri luminosi.