Pedro Gonzalez normale per un pelo

Un folto vello ricopriva il suo volto. Ma ebbe una bella moglie, molti figli e per protettore un re di Francia. La biografia di un mostro di successo

Al «gentiluomo selvaggio» e ai suoi figli le cose andarono molto, ma molto meglio che a Joseph Merrick e a Kaspar Hauser. Merrick (1862-1890) era affetto da una rarissima malattia. La pelle raggrinzita e rugosa e il capo deforme gli valsero l’appellativo di «uomo elefante»: una repellente attrazione, nell’Inghilterra vittoriana, sensibilissima al fascino dell’orrido. Hauser, invece (1812-1833), fisicamente era pressoché normale. Ma la sua origine era un enigma. Comparve il 26 maggio 1828 a Norimberga. In tasca aveva un biglietto che lo affidava a una persona non meglio specificata e una lettera che questa stessa persona aveva scritto per il capitano dei cavalleggeri della città tedesca, pregandolo di arruolare il latore del messaggio nel corpo dove già aveva servito suo padre. Nonostante il battage sul caso, nessuno seppe ricostruire con certezza le origini di quel fantasma in carne e ossa. Da un lato un mostro, dall’altro un ragazzo senza passato. Le loro vicende sono narrate (con alcune licenze poetiche...) in due film, rispettivamente di David Lynch - The Elephant Man (1980) - e Werner Herzog - L’enigma di Kaspar Hauser (1974). Ma un adattamento cinematografico meriterebbe anche don Pedro Gonzalez.
Il gentiluomo selvaggio, la cui storia è narrata con dovizia di particolari da Roberto Zapperi nel libro omonimo (Donzelli, pagg. 182, euro 21,50), in fondo, aveva un po’ del Merrick e un po’ dell’Hauser. I folti e lunghi peli che coprivano tutto il suo volto tranne le palpebre (hypertrichosis universalis congenita, dicono gli scienziati) ne facevano un monstrum, e la sua provenienza rimase per molti un mistero. Nato verso il 1537 nell’isola di Tenerife, apparteneva all’etnia Guanci di lingua berbera, della quale i conquistatori spagnoli fecero strage sul finire del XV secolo. Trofeo di guerra? Preda dei pirati? Schiavo affrancato? In ogni caso il destino fu clemente con quel ragazzino dell’apparente età di dieci anni che, per qualche via traversa, fu donato nella primavera del 1547 al re di Francia Enrico II, successore di Francesco I. La vita di corte, si sa, è sempre un po’ noiosa. Ben venga, dunque, ogni curioso diversivo. Ebbene, quel diversivo che parlava spagnolo, alla corte di Francia mise le radici. Il re dapprima lo fece studiare, poi lo inquadrò fra i sommeliers, che allora non erano assaggiatori di vino, ma famigli incaricati di portare ai dignitari il pane da servire alla tavola regale. Morto il suo protettore Enrico II nel 1559, Pedro a Parigi riuscì comunque a ritagliarsi un angolino più che sufficiente al sostentamento di se stesso, della moglie Catherine (tutt’altro che pelosa, anzi decisamente carina, a giudicare dai ritratti riprodotti nel libro) e dei suoi primi pargoli.
La terza vita di Pedro, dopo la triste infanzia e il lungo e tranquillo periodo francese, iniziò ai primi di maggio del 1591 a Parma, dove regnava, in assenza del padre duca Alessandro Farnese, governatore dei Paesi Bassi spagnoli, il principe Ranuccio. È così che «l’huomo selvaggio sua moglie et figlioli» rientrano nelle «spese de giardini» del ducato. «A Parma - scrive infatti Zapperi - non gli riuscì \ di evitare ciò che la generosità di Enrico II gli aveva risparmiato a Parigi, attribuendogli una carica di corte: finire nell’Hotel des Tournelles, per esservi esibito come una curiosità della natura, accanto agli animali feroci». Insomma, Pedro diventa un fenomeno, anche se non da baraccone: una mirabilia da esporre. E tuttavia al battesimo del suo secondo figlio maschio peloso, Orazio, nell’agosto del 1592 (il primo, Henri, non era ancora giunto a Parma), padrino fu nientemeno che Ranuccio, rappresentato da un alto dignitario: un evento davvero eccezionale.
L’ultimo figlio di Pedro e Catherine, Ercole, nacque nel 1595. In totale la coppia ne ebbe almeno sette, dei quali cinque, cioè Madeleine, Henri, Françoise, Antoinette e Orazio, presentavano la stessa anomalia del padre, mentre Paul era glabro e di Ercole nulla si sa. Il più intraprendente fu Henri (il cui nome venne italianizzato in Enrico o, più spesso, Arrigo), il quale divenne protetto del cardinale Odoardo Farnese, fratello di Ranuccio, e costruì la sua vita soprattutto a Capodimonte, sul lago di Bolsena, dapprima come guardarobiere del castello, poi, con più successo, come... usuraio. Sul lago lo raggiunse nel 1608, con parte della famiglia, papà Pedro. Che vi morì non prima del 1617. Della sua vita, i primi dieci anni resteranno per sempre un mistero, gli ultimi settanta rappresentano l’eccezione della normalità.