Pena di morte, in Iran quasi un'esecuzione al giorno

Nel suo rapporto sulla pena capitale il network indipendente «Iran Huma Rights» denuncia: quasi 350 le esecuzioni nella repubblica islamica, tra le vittime anche molti giovani ancora minorenni all'epoca della condanna

Sono almeno 282 le persone giustiziate in Iran nel corso del 2008. È quanto sostiene il «Rapporto sulla pena di morte» pubblicato dal network indipendente Iran Human Rights (www.iranhr.net) che ha monitorato i media locali e la stampa ufficiale del Paese mediorientale dal primo gennaio al 31 dicembre del 2008.
Il numero reale delle esecuzioni, però, è più alto di quello riportato dalle fonti vicine al governo di Teheran. Il network internazionale Iran Human Rights sta attualmente indagando su altri 70 casi di pena di morte, alcuni dei quali sono citati anche da organi ufficiali. Se questi casi dovessero trovare conferme, il numero delle condanne a morte eseguite lo scorso anno in Iran salirebbe a oltre 350. Tale cifra supera le 317 esecuzioni registrate da Amnesty International nel 2007. Proprio questa associazione non governativa sostiene, attraverso una sua recente pubblicazione, che nella repubblica islamica dell'Iran, nel corso dell'anno passato, sarebbero state giustiziate 346 persone.
Stando alle cifre ufficiali, tra le 282 persone giustiziate nel 2008 ci sono anche 4 donne. Tutte quante sono state impiccate nella prigione di Evin a Teheran.
Almeno 9 le persone uccise per reati commessi quando avevano meno di 18 anni (3 a Isfahan, 2 a Bushehr, 1 a Sanandaj e 1 a Shiraz). Al numero ufficiale, le fonti di Iran Human Rights segnalano l'esecuzione di altri due minorenni (a Sanandaj e Shiraz).
Il più giovane a essere stato giustiziato è stato Mohammad Hassanzadeh: aveva appena 16 anni quando è stato impiccato nella prigione di Sanandaj perché ritenuto colpevole di un omicidio commesso quando era 14enne.
E in questo 2009 le cose non sembrano certo migliorare. Ai primi di marzo erano già più di settanta le persone giustiziate. Il 3 marzo scorso nella cittadina di Kermanash (parte occidentale del Paese) sono state impiccate 10 persone in un solo giorno. Il reato commesso era quello di traffico di droga.
Ed è proprio la difesa dell'istituto della pena di morte, come la lotta al traffico di droga ad unire due nemici storici come Stati Uniti e Iran. Nell'inverno del 2007 i due Paesi si sono trovati sullo stesso fronte nella battaglia consumatasi all'assemblea generale dell'Onu in occasione del voto dedicato alla moratoria sulla pena capitale. I difensori dei diritti umani sono però riusciti a strappare il sì dell'assemblea il 18 dicembre del 2007 con 104 voti a favore 54 contrari e 29 astenuti.
Sul fronte della lotta alla droga si registra, poi, la decisa virata verso il dialogo dell'amministrazione Obama, ora disposta al rapporto diretto con gli ayatollah. Non accadeva dai tempi di Carter, vale a dire dagli albori della repubblica islamica nel lontano 1979. I confini con Pakistan e Afghanistan rappresentano un problema enorme per l'amministrazione di Teheran. E le decine di impiccagioni dei trafficanti non sembrano risolvere il problema.
Mentre il governo iraniano è costretto a fare i conti con una disoccupazione dilagante e un'infalzione «esplosiva» (oltre il 20%), per i responsabili di Iran Human Rights quello della riforma della giustizia resta il nodo decisivo di una società che nonostante la modernizzazione galoppante resta ancorata alle prescrizioni e i divieti dei mullah.
Nel 2009 almeno un minorenne, all'epoca della condanna, è stato giustiziato in Iran. Si tratta di Molla Gol Hassan (cittadino afghano di appena 21 anni) ed è stato impiccato il 21 gennaio di quest'anno nella prigione di Evin a Tehran per un omicidio commesso quando aveva appena 17 anni. «Nelle prigioni iraniane sono rinchiuse attualmente circa 150 persone condannate a morte per reati commessi quando erano minorenni. Le condanne a morte inflitte a minorenni rappresentano una violazione della Convenzione Onu dei diritti dell'infanzia che l'Iran ha ratificato» spiega Mahmood Amiry-Moghaddam, portavoce di Iran Human Rights. «Chiediamo al Parlamento europeo e alla comunità internazionale di mobilitarsi contro la pena di morte in Iran, specialmente quella inflitta ai minorenni. Per far ciò abbiamo bisogno di raggiungere una consistente alleanza tra nazioni occidentali e paesi musulmani. L'Unione Europea ha una particolare responsabilità in questo campo. Alla fine degli anni Novanta, l'Ue aumentò le relazioni economiche con Teheran ponendo come condizione il miglioramento della situazione dei diritti umani. Ma non c'è stato alcun progresso e la situazione sta peggiorando di giorno in giorno. È quindi evidente che l'Ue deve rivedere le sue strategie nei rapporti con l'Iran e segnalare alle autorità iraniane che prende in seria considerazione la mancanza di miglioramenti nel rispetto dei diritti umani».