Una penisola divisa in due

Due Coree. Divise da una riga tracciata nel mondo: il 38° parallelo. È da 71 anni che la Storia impone questa storia. Con la sconfitta del Giappone nella Seconda guerra mondiale, nel 1945 la Penisola fu invasa dalle truppe Alleate. Si formarono due zone di occupazione, lungo quella «riga»: a Nord i sovietici e a Sud gli statunitensi. Gli Alleati proposero la costituzione di un protettorato con un governo provvisorio di Corea che sarebbe dovuto divenire libero e indipendente. Si pianificarono elezioni per eleggere un unico capo di Stato, ma i comunisti si opposero, e così le elezioni democratiche si svolsero solo in Corea del Sud e Syngman Rhee fu eletto presidente della Repubblica di Corea. Uno degli intrecci più complicati da sciogliere, oggi riaffiora con rinnovata enfasi e la comunità internazionale spinge per una soluzione politica democratica sotto la guida del Sud (come per la Germania dei primi Anni '90). Le luci di una possibile riunificazione si sono accese, ma sono ancora troppo fioche. «Nel marzo del 2014, la presidente Park Geun-hye - ci ricorda il Console Generale della Repubblica di Corea a Milano, Chang Jae-bok - ha proposto alcune iniziative per la riunificazione pacifica nella Dichiarazione di Dresda, concentrandosi sui principi di umanità, di prosperità reciproca attraverso la costruzione di infrastrutture, e di integrazione tra i cittadini del Sud e del Nord. A ottobre dell'anno scorso, per risolvere i problemi dei cittadini dal punto di vista umanitario, è stato realizzato il 10° incontro delle famiglie separate tra Sud e Nord. Si sono riunite 972 persone appartenenti a 186 famiglie». Un passo avanti, dunque. «Ma la Dprk (il regime del Nord) - sottolinea il Console - continua a provocare. Il nostro governo è risoluto contro queste provocazioni, ma intende restare aperto al dialogo e si prodiga per la riunificazione pacifica, pronto a offrire opportunità per la prosperità collettiva e per la pace, se il governo nordcoreano farà la scelta giusta e dimostrerà la sua sincerità». Ma gli ostacoli restano. «La continua sperimentazione di armi nucleari del regime nordcoreano - avverte il Console - minaccia la pace e la stabilità mondiale. Inoltre, dopo l'adozione della risoluzione 2270 del Consiglio di Sicurezza del 2 marzo, la Dprk ha sfidato la comunità internazionale, minacciando un attacco nucleare preventivo. Ha lanciato 14 volte 22 missili balistici solo quest'anno, una provocazione ogni due settimane. Il nostro governo, con la concreta cooperazione della comunità internazionale, cerca e si sforza di creare un ambiente in cui la Dprk si accorga che il futuro non esiste senza la rinuncia alle armi nucleari e prenda la strada giusta per il cambiamento».