Perché Assad non può cadere

Perché il regime di Bashar al Assad continua a reagire sanguinosamente ai moti rivoluzionari nonostante la minacciosa richiesta della Turchia sua vicina di porre fine alle stragi, nonostante le pressioni economiche dell'Occidente, nonostante gli appello dell'Onu, della Lega Araba e della Russia? Perché oltre ai veti incrociati delle grandi potenze per impedire una condanna da parte del Consiglio di Sicurezza (che potrebbe aprire la porta all'imposizione di una eventuale "No Fly Zone" da parte della Nato) la minoranza alawita che detiene il potere del 1969 ha stretto di fatto una alleanza con le altre minoranze - curdi, drusi, cristiani armeni e ortodossi, sciiti - per impedire che la rivolta venga presa in mano dai musulmani sunniti e tramite loro dai Fratelli musulmani già sterminati dal padre di Assad nel 1982 a Homs.
Per capire cosa sta succedendo a Damasco - dove la rivolta contrariamente all'Egitto, Tunisia e Yemen ha solo lambito qualche zona periferica della capitale - occorre dimenticare le statistiche ufficiali. Esse dicono che l'86 per cento dei 18 milioni di abitanti della Siria sono musulmani, ma questo non significa che siano compatti. La minoranza alawita che detiene il potere controlla le forze armate e la polizia si pretende musulmana: ma si tratta di una minoranza eretica dal punto di vista dell'ortodossia islamica che comprende circa il 22% della popolazione siriana, anche se le cifre sono incontrollabili. Sostiene un regime che ha trasformato il Paese in zone di caccia privilegiata ed è convinta che se il regime cadesse farebbe la fine di Gheddafi e dei suoi sostenitori. C'è la minoranza cristiana forte del 9% della popolazione, terrorizzata da quanto ha visto accadere ai cristiani in Irak e in Egitto. Preferisce un regime autoritario "laico" a uno musulmano sunnita, indubbiamente maggioritario ma altrettanto temuto dai curdi (8% della popolazione ) e dai drusi (3%).
Naturalmente non si tratta di gruppi compatti e organizzati fra di loro. Li unisce il comune timore verso i musulmani sunniti, la volontà di conservare i privilegi comunitari garantiti dal regime (libertà di culto per i cristiani, libertà di lingua e cultura per i curdi) e soprattutto l'ideologia alquanto frusta del movimento Baath panarabo e laico, di cui cristiani come Michel Afflaq furono fondatori. Il regime dispone pertanto di una base di sostegno più larga di quello che appare dai media, per cui difficilmente Assad metterà fine alla repressione. Sperare che la piccola armata di disertori appoggiata dalla Turchia possa attirare nuove reclute è improbabile, dato che fra i disertori non ci sono molti alawiti. Paradossalmente questo regime, che tanto preoccupa la Turchia per la libertà di azione anti turca che offre ai suoi curdi, è stato paradossalmente indebolito proprio da Israele quando questi ha distrutto le sue strutture nucleari nel settembre 2007. Se i siriani (o Gheddafi) avessero disposto di un potenziale nucleare, l'azione della Nato sarebbe impossibile in Siria come in Libia.