Perché da liberale dico no a un vero mostro giuridico

C’è un’ingerenza impropria del Vaticano nelle cose dello Stato a proposito dei Dico? No in generale (perché l’ingerenza dei gruppi di pressione è il sale della società aperta), sì, a mio parere, nel caso di monsignor Fisichella che, vedi l'intervista al Corriere della Sera di ieri, si rivolge direttamente ai parlamentari cattolici e ingiunge loro di seguire le disposizioni della Chiesa. Occorre reagire, anche se in nome del lato oscuro dei rapporti fra Stato e Chiesa, il Concordato. Ma quello che dovrebbe altrettanto se non di più preoccupare i laici di cultura liberale è l’ingerenza dello Stato nel «cerchio magico» delle libertà personali. E cos’altro sono i Dico se non un intervento che mira alla statalizzazione della libera unione fra due persone? Il governo offre, in cambio della rinuncia alla libertà di stare insieme senza controllo esterno, una serie di vantaggi concreti e richiede qualche assunzione di doveri. E propone un pacchetto di norme che finiscono per dare ragione alle proteste del cardinale Ruini e della Cei. Diritti (in linea di principio, poi si vedrà) di serie A, doveri (teorici) di serie C.
Un’alternativa effettiva al matrimonio, almeno a quello civile, quando i Dico entrassero in vigore. Certo, probabilmente è tutta una bolla di sapone, è possibile che i Dico facciano la fine delle «liberalizzazioni» di Bersani (che in molti casi sono pratiche interventiste a tutela del consumatore in un quadro di mercato asfittico, che tale resta: vedi l’abolizione del ticket sulle ricariche, che slitta a non si sa quando). Ma resta il fatto che si viene a minare contemporaneamente non la famiglia, come dicono i conservatori, ma l’istituto del matrimonio civile da una parte e le libere convivenze dall’altra. E lo si fa sia con gli strumenti dello stato sociale, senza neppure sapere se le casse dello Stato reggeranno all’urto, sia con interventi mirati ad alterare le norme che regolano i contratti fra gli individui. Mentre si evita accuratamente invece, ad esempio, di rendere meno punitive le procedure e i tempi del divorzio consensuale, invece di abolire le norme sulla successione «legittima», si crea una terza forma di matrimonio nel segno della libertà vigilata e dell’irresponsabilità diffusa. Perché tutto questo pasticcio? Semplicemente perché il governo «progressista» si è assoggettato all’omofobia di cui è intrisa tanto la tradizione della Chiesa quanto la cultura prevalente a destra come a sinistra. Invece di stabilire norme ad hoc per garantire diritti alle coppie omosessuali che soffrono di una effettiva discriminazione nei confronti di quelle etero, si è preferito scegliere - contro il diritto - la tutela. Una tutela che, per mascherare ancora di più i vantaggi che potrebbero ricavarne le persone omosessuali, ricacciate nell’ombra, viene estesa a quasi tutti i casi possibili e immaginabili di coabitazione. Col bel risultato di dare vita all’ennesima mostruosità statalista e di ridurre ancora un po’ lo spazio delle libertà individuali.