Peruzzi confessa: «L’affare Lipopill per colpire Viola»

Marcello Di Dio

da Roma

«Con la mia storia del Lipopill, volevano colpire Dino Viola, allora presidente della Roma». A ben quindici anni di distanza dalla vicenda che portò alla sua squalifica di un anno, Angelo Peruzzi rivela una diversa versione dei fatti. Tutto nacque quando il portiere e il compagno di squadra Carnevale vennero trovati positivi alla fenternina dopo Roma-Bari 1-0 del 23 settembre 1990 (con gol della vittoria giallorossa proprio dell’attaccante). Fu il primo clamoroso caso di doping nel calcio italiano.
«Fui squalificato per un anno e, per di più, fui etichettato come un drogato - racconta il portiere della Lazio nell’intervista realizzata all’emittente Roma Uno -. Ci diedero un anno, non perché meritassimo una tale squalifica, ma perché dicemmo, sia io che Carnevale che il presidente Viola, moltissime bugie alla giustizia sportiva. Poi ci furono un’inchiesta e un processo penale nei quali io e Carnevale fummo assolti. Ma la storia è completamente diversa, tanto ormai è andato tutto in prescrizione...».
A questo punto dell’intervista Peruzzi racconta quello che accadde veramente: «La pasticca di Lipopill me la diede un compagno di squadra - dice il portiere che dopo la vicenda fu ceduto dalla Roma alla Juventus -. Venivo da un infortunio e mi venne detto che, prendendola, non avrei parato di più, ma non mi sarei rifatto male. Fui ingenuo e stupido a crederlo e per questo meritai la squalifica. È giusto che chi sbaglia paghi, ma non era come si è detto, che c’era stata una cena e poi mia madre mi aveva dato la pasticca».
E ipotizza il disegno contro Dino Viola: «Mi dissero di dire così, anche se io non volevo che fosse tirata in ballo la mia famiglia. Io accettai perché all’epoca non ero nessuno, non ero famoso come altri giocatori che erano stati pagati tantissimo. "Meglio bruciare un ragazzino piuttosto che un giocatore affermato", fu questa la teoria di altre persone che scelsero questa versione. Le alte sfere della Federazione consigliarono questa versione al presidente Viola, sostenendo che così avrei avuto soltanto tre mesi di squalifica, ma andò diversamente. Aspettavano questo momento per massacrare Viola che per me è stato un grandissimo presidente, e lui si è fidato»