Più carnitina ai diabetici

La carenza di questa sostanza rende più difficile un buon controllo metabolico ed altera l’equilibrio cellulare

Un basso livello di carnitina nel sangue può essere un fattore ricorrente nei malati di diabete, e questa carenza si configura come un ingombrante fattore di rischio di complicanze cardiovascolari e neurologiche. Ne abbiamo discusso con Francesco Fallucca, professore ordinario alla seconda facoltà di medicina e chirurgia dell'università La Sapienza di Roma, uno dei promotori dell'Ides, uno studio condotto in 22 centri italiani, su 606 pazienti, con sindrome metabolica.
Professore, quali sono le indicazioni più significative che stanno emergendo da questo trial?
«I risultati preliminari indicano che nei diabetici di tipo 2 sono presenti ridotti livelli sierici di carnitina rispetto ad una popolazione normale. Un'insufficienza di tale nutriente rende più difficile la realizzazione di un buon controllo metabolico». Quali sono i rischi?
«Un deficit della sostanza provoca un accumulo di grassi a livello intramuscolare. Tale condizione si pone in rapporto allo sviluppo di insulinoresistenza, caratteristica tipica del diabete di tipo 2, e complicanze croniche, specialmente cardiovascolari. Non dobbiamo dimenticare che i grassi rappresentano la più grande fonte di energia di un organismo e il muscolo cardiaco trae la sua forza bruciandoli». Quali benefici deriverebbero da trattamenti a base di carnitina?
«Ridurrebbero l'accumulo dei lipidi e potrebbero migliorare la sensibilità all'azione dell'insulina, portando ad un migliore controllo metabolico e ad una riduzione delle complicanze». Come mai si è arrivati solo oggi a queste conclusioni?
«Esistono numerosi studi sulla carnitina che, anzi, possono essere considerati un vanto della nostra industria farmaceutica e della Sigma-Tau in particolare. La sua efficacia è stata dimostrata con chiarezza in alcune condizioni cliniche, per cui è riconosciuta la prescrizione tramite il Ssn, come nel caso di forme gravi di distrofia muscolare o nei bambini nati prematuri. Questa è solo la punta dell'iceberg: altrettanto non era stato fatto per patologie come il diabete di tipo 2. Abbiamo colmato un vuoto, dimostrando che investire in ricerche serie e mirate alla fine paga. Certo, richiedono tempo e denaro, ma possono chiarire l'importanza dell'uso terapeutico della carnitina in numerose altre condizioni, quali l'obesità o le malattie vascolari, che interessano fino al 40 per cento della nostra popolazione».