Più «discount», meno pesce così cambia la nostra spesa

Ismea e Nielsen sui consumi alimentari nella capitale

Nel Lazio i consumi alimentari evidenziano un trend positivo in controtendenza con il resto del Paese. Tuttavia qualcosa è cambiato nel nostro modo di fare la spesa. Sono cambiati, per incominciare, i luoghi dove i consumatori vanno a rifornirsi. Ed è cambiata la frequenza con la quale lo fanno. Ma, soprattutto, rispetto a un anno fa, è cambiato ciò che mangiano. Questo è quanto emerge dai dati forniti dagli istituti di ricerca Ismea e Ac Nielsen sui consumi alimentari nel 2008.
Con i prezzi al galoppo, e un potere d’acquisto sempre più anemico, si sono rese necessarie una serie di rinunce che hanno rivoluzionato il menù tipo allontanando dalla tavola quegli alimenti che generalmente gli esperti di nutrizionismo consigliano, ritenendoli alla basa di una dieta sana ed equilibrata. In calo, dunque, pesce (-11 per cento) frutta (-2) e verdura (-7); benché, al riguardo, gli operatori del settore preferiscano fare alcune precisazioni. Al Car di Guidonia, per esempio, quelli del mercato ittico ci fanno sapere che i pesci non sono tutti uguali. Orata, spigola e rombo, oggi come oggi, vanno per la maggiore e in confronto al passato hanno fatto registrare un aumento delle vendite. Sempre ai mercati generali, versante ortofrutticolo però, gli addetti ai lavori sottolineano come certi prodotti locali (dal cavolfiore alle zucchine romanesche, dai broccoli alle puntarelle) siano rimasti fuori dalla crisi.
I salutisti più agguerriti, a ogni modo, potranno rallegrarsi del consumo decrescente di alcolici. Sia il vino doc (-8) sia la birra (-15) stanno letteralmente sparendo dal carrello della spesa. A quanto pare, sono altri gli sfizi a cui non si rinuncia: salumi (+15 per cento) e parmigiano (+14) su tutti. Diversa la sorte che è spettata alla bistecca. I dati della ricerca effettuata evidenziano un incremento delle vendite della carne di suino, più economica, a discapito delle carni rosse. Bene anche il pollame. Nel Lazio, poi, crescono i consumi di acqua minerale (+11) e in maniera più moderata quelli di pane, uova, burro e latte fresco. Tiene duro la pasta. Sorprende, invece, il crollo improvviso e inatteso (-7) dei prodotti di IV e V gamma, la cui punta di diamante sono le insalate pronte.
Per questioni di budget i cibi più costosi sono stati depennati dalla lista della spesa e tra gli alimenti evitabili sono finiti pure quelli più nutrienti. Un piatto di spaghetti al burro e parmigiano: questa la nuova specialità della casa. A cambiare però non sono solamente le abitudini alimentari ma, come detto, è nato un nuovo modo di fare la spesa. Soffrono i piccoli negozi al dettaglio, resistono le grandi catene, cresce di oltre 7 punti percentuali il fatturato degli hard discount. Si abbassa di conseguenza il livello dell’esborso. Secondo la Confcommercio di Roma è finita l’era delle grandi scorte. Ora la spesa si fa giorno per giorno. Anziché spendere dai 50 ai 100 euro ogni volta che entra in un supermarket il consumatore medio, terrorizzato di non arrivare a fine mese, preferisce tornare una seconda volta.