Più efficienza e trasparenza nei pagamenti

Il Sistema di Interscambio, la struttura che gestisce la ricezione, la verifica e l'inoltro delle fatture elettroniche indirizzate alla Pubblica amministrazione, ha snocciolato i numeri. Dal 6 giugno, data di entrata in vigore dell'obbligo della fatturazione elettronica verso i ministeri e altri enti, al 30 dello stesso mese, lo SdI ha ricevuto e gestito oltre 43.000 «file fattura». Un termine con cui si può intendere sia una singola fattura sia un lotto di richieste di pagamento emesso da un singolo fornitore verso un singolo cliente pubblico. Di questi 43.083 file, il 60% (25.851) sono stati inoltrati alla Pa, mentre circa il 40% (17.179) sono stati scartati dal sistema per varie motivazioni. Solo 53 (lo 0,12%) non sono stati recapiti in quanto non è stato possibile identificare l'ufficio destinatario.
Secondo alcuni esperti, i numeri delle fatture elettroniche inviate dai fornitori della Pa è destinato a salire nei mesi successivi all'entrata in vigore della normativa, preannunciata già dalla legge di stabilità 2013, ovvero la legge 228/2014, che ha recepito la direttiva 2010/45/Ue. La ragione è semplice. Si suppone che molti fornitori di servizi agli enti al momento interessati dal provvedimento (ministeri, agenzie fiscali e enti previdenziali) abbiano accelerato i propri processi di emissione delle fatture prima del 6 giugno, in modo da poter pretendere il pagamento delle proprie prestazioni o cessioni anche a fronte di fatture cartacee. A partire dalla fatidica data di entrata in vigore della cosiddetta FatturaPa, infatti, nessuno dei clienti pubblici interessati potrà più effettuare pagamenti che non siano richiesti attraverso la fatturazione elettronica e trasmessi tramite il SdI, gestito dalla società a capitale interamente pubblico Sogei per conto del ministero dell'Economia e delle Finanze.
Questa transizione è stata comunque preparata per tempo da diversi tipi di attori. In primis lo stesso Stato. La fatturazione elettronica, di per sé, non è una novità. Già da alcuni anni molte aziende si scambiano fatture elettroniche attraverso sistemi come l'Electronic Data Interchange (Edi) o la posta elettronica. Per avere valore, questi documenti utilizzano o file di dati strutturati basati su modelli predefiniti e riconosciuti dagli interlocutori (è il caso dell'Edi) o file non strutturati (scansioni di fatture cartacee, documenti prodotti da software gestionali per essere stampati, e così via) inviati via e-mail insieme ad altre informazioni collaterali in grado di avvalorare il documento principale.
Ed è proprio al fine di assicurare l'autenticità della fattura (in particolare l'identità dell'emittente) e l'integrità dei dati contenuti (ovvero che non siano stati alterati), che nella legge finanziaria 2008 era già stato previsto che l'inoltro di fatture elettroniche verso la Pubblica amministrazione sarebbe dovuto avvenire solo attraverso il Sistema di Interscambio. A questo punto, si è iniziato a definire il formato con cui lo SdI avrebbe dovuto ricevere le fatture e altre norme tecniche da rispettare. Il formato FatturaPa è un documento basato sul linguaggio Xml (eXtensible markup language), uno standard aperto nel quale possono essere convertiti molti formati «proprietari». Per far sì che le fatture in formato FatturaPa possano avere valore è altresì necessario che il software che genera il documento Xml sia in grado di apporre il cosiddetto time signing (indica in modo certo data, ora e time zone di emissione) e la firma elettronica qualificata. Questa identifica in modo sicuro l'emittente e vincola il contenuto del documento, rendendolo inalterabile. La firma elettronica qualificata è un certificato rilasciato da enti certificatori elencati sul sito dell'Agenzia per l'Italia Digitale.
Un altro controllo importante eseguito dallo SdI è la presenza del codice univoco dell'ufficio destinatario, riportato nell'Indice della Pubblica amministrazione (Ipa). Assenze o inesattezze di questi codici, insieme ad altri errori di firma o time signing, spiegano quel 40% di file fatture scartati in giugno dal sistema. Uno scotto da pagare a un'innovazione che, comunque, mira a rendere più efficienti, trasparenti e monitorabili i processi di pagamento da parte della Pa.