Piano italiano anti-malaria

Sono già stati curati in Etiopia con un farmaco Novartis 48mila malati con un netto calo dei ricoveri e dei decessi

Gianni Clerici

I drammi si aggiungono ai drammi in alcuni Paesi africani. Carestie, mancanza di acqua potabile, pessime condizioni sanitarie, fame endemica, si sommano. I cavalieri dell'Apocalisse percorrono queste terre in lungo e in largo. Superare il primo anno di vita può diventare in alcuni Paesi una sfida. Per cercare di combattere un flagello che provoca milioni di morti, un anno fa è stato lanciato nel Tigray, una regione del Nord Etiopia, tra le più povere dell'intera Africa, un progetto contro la malaria. Voluto dall'Italia, in particolare dall'industria farmaceutica Novartis assieme al ministero della Salute italiano, in collaborazione con le autorità del Tigray, l'OMS oltre all'ospedale dermatologico italiano di Quiha e l'ospedale S. Gallicano (Roma).
Obiettivo del progetto: portare diagnosi, terapia e informazione sanitaria direttamente dove ce n'è più bisogno, attraverso una rete di 114 operatori sanitari che operano nelle istituzioni sanitarie e sul territorio, dove gratuitamente distribuiscono un farmaco antimalarico (associazione in un'unica compressa di coartem, artemetere e lumefantrina). L'intensa attività di educazione sanitaria ha già dato i primi risultati: un calo dei ricoveri e dei decessi ospedalieri causati dalla malattia. Il progetto - nato da un accordo siglato nel 2004 con il ministero della Salute italiano - è stato avviato nel 2005. Il Tigray è ad alta endemicità dell’infezione (il 56% della popolazione vive in zone malariche) e la metà della popolazione risiede in aree scarsamente coperte dall'assistenza sanitaria. La malaria falcipara - la forma più aggressiva dell'infezione - è divenuta resistente ai trattamenti convenzionali quali la clorochina, l'associazione pirimetamina-sulfadoxina e l'amodiachina. L'investimento per questo progetto (oltre 500mila dollari) nell'arco di un biennio è stato finanziato per 400mila dollari da Novartis Italia e per 125mila dal governo italiano. È importante la formazione di operatori sanitari locali (health workers), in grado di impiegare un test diagnostico facile da usare che ottimizza l'uso del farmaco e controlla l’evoluzione della malattia. Fino ad ora sono stati curati 48mila pazienti affetti da malaria in 33 villaggi. Gli operatori sanitari locali portano assistenza direttamente nelle aree più inaccessibili.
La consulenza tecnica e la supervisione dell'intera iniziativa è garantita dall'OMS-Global Malaria Programme, un piano che ha come obiettivo la riduzione del 50% entro il 2010 dei pazienti e delle vittime della malaria falcipara, la forma più grave dell'infezione parassitaria, che provoca ogni anno, nei Paesi in via di sviluppo, oltre 300 milioni di malati e più di un milione di decessi. «Il progetto Tigray - ha commentato Marco Venturelli, amministratore delegato di Novartis Italia - è una conferma del nostro impegno nel garantire un maggiore accesso ai trattamenti più efficaci contro le piaghe sanitarie mondiali».