Piccola e media impresa: chi non innova è perduto

<font style="text-align: left" class="nerobold">L’annuale indagine sulle Pmi del
Politecnico di Milano allarga il suo raggio d’azione e sottolinea che la maggior
parte delle piccole aziende ha problemi di infrastrutture e un parco software
“elementare”</font>

Milano - L’innovazione come strategia di sopravvivenza e competitività per le piccole e medie imprese italiane è stato il tema del convegno “Pmi: innovare per sopravvivere”, promosso dall’Osservatorio permanente l’Ict come leva strategica nelle Pmi della School of Management del Politecnico di Milano.

Quest’anno l’Osservatorio ha introdotto nella ricerca nuovi parametri, considerando insieme all’innovazione Ict (Information communication technology) tradizionale, i servizi e le applicazioni software più innovative, nonché le strategie, i modelli di business, il livello dei servizi, i prodotti, il design e il brand e, infine, gli strumenti finanziari utilizzati dalle aziende.

Il quadro che emerge dalla ricerca, condotta su un campione di mille imprese con un numero di dipendenti tra 10 e 500, è di una situazione in forte transizione e in fase di cambiamento. Infatti, circa il 55% delle imprese analizzate usa un’infrastruttura Ict definita “in evoluzione”, in pratica con un buon livello di aggiornamento; il 16% ha un’infrastruttura completamente “evoluta”; mentre il 29% un’infrastruttura “embrionale”.

Il parco applicativo delle Pmi mostra, invece, uno scenario più eterogeneo: la maggior parte delle aziende, infatti, ha un livello molto basso con un’impresa su tre che dispone di un pacchetto elementare che si limita alla gestione delle sole attività di base come l’amministrazione e la contabilità, svolta di solito con un software ad hoc. Il 12% non usa nessuna applicazione “lato server”, mentre il 45% ha un portafoglio applicativo di buon livello.

Solo un’impresa su tre ha un sistema gestionale evoluto e la percentuale delle imprese con sistemi di business intelligence varia dal 5% al 29%, a secondo le dimensioni. Infine, la diffusione delle applicazioni Web, oltre al tradizionale sito, è in crescita come pure l’uso di applicazioni Mobile e Wireless, rispettivamente le percentuali oscillano tra il 16% e il 53% per le applicazioni Intranet, tra il 7% e il 37% per quelle Extranet e tra il 16 % e il 47% per le applicazioni Mobile sempre sulla base delle dimensioni delle imprese. Le applicazioni Rfid (Radio frequency identification) - per lo più utilizzate nel settore alimentare - sono presenti solo dal 9% delle aziende.

In pratica questo studio sulla maturità Ict delle imprese italiane evidenzia come almeno il 40% delle imprese sono immature sia sotto il profilo delle infrastrutture che per il parco applicativo, mentre il 46% ha un buon livello di maturità e solo il 12% ha un elevato livello di maturità.
La ricerca ha, inoltre, rilevato che la spesa It nelle Pmi per l’anno 2006 è stata variabile: tra i 760 e 1.200 euro.

 

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