PINTURICCHIO Il genio modesto

Bernardino di Benedetto di Biagio, detto Pinturicchio o Pintoricchio perché «piccolo e di poco aspetto», è stato spesso considerato un pittore di serie B rispetto al grande Perugino. Persino Vasari nelle Vite del 1568 ne parla con un certo disprezzo, sminuendo il rilievo delle sue opere. Ma, adesso, a distanza di 550 anni dalla nascita, arriva per il maestro umbro la riabilitazione, con una importante mostra monografica organizzata nella città natale, Perugia. Nella Galleria Nazionale dell’Umbria sono infatti esposte circa cento opere tra libri miniati, dipinti e disegni, di Pinturicchio, maestri e seguaci. Opere, note e meno note, che permettono di profilare tutto l’itinerario dell’artista, nato a Perugia prima del 1460 e morto a Siena nel 1513. Dalla prima formazione in patria alle esperienze romane, ai ritorni in Umbria, sino alla morte in Toscana.
Un’attività rivista per la prima volta in dettaglio, attraverso gli scambi tra il pittore e i colleghi operanti a Perugia a fine Quattrocento o incontrati lungo il percorso di vita, come Raffaello, che muoverà i primi passi proprio nell’ambito di Pinturicchio. Uno speciale collegamento coinvolge anche la città di Spello, dove nella cappella Baglioni della chiesa di Santa Maria Maggiore è conservato il capolavoro dell’artista, un ciclo di affreschi con la Vita di Maria.
Emerge un pittore svelto, dinamico ed estroso. Fantasioso inventore di paesaggi, sottile ritrattista, illustratore ricco di poesia. Lavoratore instancabile ad affresco, che trattava con schizzi veloci e luminosi, particolari minuti come quelli di una grande pagina miniata. Tecnica, quella della miniatura, nella quale il pittore esordisce giovanissimo nella effervescente Perugia degli anni Settanta del Quattrocento. Ha solo tredici o quattordici anni, ma già si distingue per qualche tratto caratteristico, come dimostrerebbero alcuni fogli di corali e un paio di dipinti di incerta attribuzione. Di lui, del resto, sino agli anni Ottanta del Quattrocento si sa poco, ma i suoi inizi possono essere colti attraverso opere di maestri come Benedetto Bonfigli o i fratelli Caporali nelle cui botteghe è certamente passato.
La prima grande svolta avviene a Roma, dove arriva a fine anni Settanta. Chi sostiene che vi giunga sulla scia di Perugino, chi invece già come maestro autonomo, con un buon curriculum e notorietà. Certo è che nella capitale Pinturicchio lavora a importanti cicli ad affresco in Santa Maria del Popolo, nella Cappella Sistina, nella chiesa dell’Aracoeli, nel Palazzo dei Penitenzieri. E si impone in breve come un abile e ricercato capocantiere, con sofisticate decorazioni a grottesche, grandi scenari paesaggisti e architettonici, figure espressive, spesso ritratti di personaggi del tempo. Una pittura che mescola note umbre, toscane, nordiche, con un’acuta osservazione e assimilazione dell’antico, facilmente reperibile a Roma, dalla Domus Aurea ad altri modelli. In questo periodo Pinturicchio lavora anche a numerosi dipinti con Madonne e santi, dal tono lirico, che la mostra propone insieme a quelle di molti collaboratori.
Aveva una, o più botteghe, Pinturicchio? Non se ne hanno notizie. Qualcuno sostiene che non ne avesse e lavorasse con i collaboratori direttamente in chiese, cappelle, conventi sparsi tra Umbria e Lazio. Certo è che dalle sue «costole» sono nati tanti pittori del tempo, che poi si sono evoluti nei loro paesi d’origine, dal Piemonte alla Toscana ad altre regioni. Tra loro colpisce un nome, relativamente nuovo, Michelangelo di Pietro Mencherini (purtroppo spesso storpiato in «Membrini»), un lucchese sino a dieci anni fa anonimo ed indicato col nome convenzionale di Maestro del Tondo Lathrop, grazie ad un suo magnifico tondo dipinto, già di proprietà Lathrop e ora al Paul Getty Museum di Malibu. Pittore e intagliatore di spicco, Michelangelo di Pietro, è probabilmente a Roma molto giovane, nei primi anni Ottanta del Quattrocento, a lavorare con Pinturicchio e altri artisti nel soffitto a cassettoni della sala dei Semidei nel Palazzo dei Penitenzieri. Da Roma il pittore porta a Lucca una notevole cultura antiquaria ben riflessa nella Sacra Conversazione esposta, proveniente dalla pieve di Lammari (Lucca). Molto meno probabile invece che sia l’autore degli affreschi staccati da Palazzo Petrucci, giunti in mostra da Princeton. Uno spunto su cui riflettere come altri offerti dalla mostra, che prosegue con l’attività di Pinturicchio tra Perugia e Siena, con la bella pala di Santa Maria dei Fossi, gli affreschi di Spello, gli acquerelli della Libreria Piccolomini e i bellissimi disegni.
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LA MOSTRA
«Pintoricchio», Perugia, Galleria Nazionale dell’Umbria; Spello, Chiesa di Santa Maria Maggiore, fino al 29 giugno, catalogo Silvana Editoriale. Info:www.mostrapintoricchio.it