Pio II e il sogno umanista della città ideale

Per il papa letterato lavorarono i maggiori scultori e pittori del Quattrocento

Due mostre per celebrare un papa a seicento anni dalla nascita. Pio II, al secolo Enea Silvio Piccolomini, umanista e mecenate, vissuto dal 1405 al 1464, ricordato a Pienza e a Siena, due città che gli devono molto. La prima, che lo ha visto nascere, fu trasformata dal paese medioevale di Corsignano in città rinascimentale col nome di Pienza, la seconda, «patria amatissima», fu abbellita e arricchita di opere d’arte.
Pio II, che aveva scelto il suo nome di papa dal pius Aeneas di Virgilio, proveniva da una nobile famiglia senese decaduta. Allievo di illustri umanisti, non ancora trentenne, si reca in Germania al seguito del cardinale Capranica, partecipando come suo segretario al Concilio di Basilea. Diventato segretario dell’imperatore Federico III, ne diviene il tramite nei rapporti col papa. Scrittore latino di storie, commedie e romanzi amorosi, inizia la carriera ecclesiastica alla fine degli anni Quaranta del secolo, diventando vescovo di alcune città e alla fine, nel 1458, papa. Ma, una volta diventato Pio II, sembra dimenticare l’umanesimo per diventare un duro politico. A dispetto di tutti, organizza una crociata contro i turchi (fallita). Infatti, mentre le truppe sono ad Ancona pronte a salpare, Pio II muore improvvisamente a soli cinquantanove anni, si sussurra assassinato.
Di questa complessa personalità, non priva di ambiguità e spirito nepotistico, il cui sogno era quello di una signoria Piccolomini, Pienza e Siena illustrano il forte interesse per l’architettura e la scultura. Del paese natale Pio II vuole fare una «città ideale» del Rinascimento. Il progetto, affidato all’architetto fiorentino Bernardo Rossellino, prevedeva una trasformazione totale: nella piazza centrale il duomo, affiancato da palazzi papali, vescovili, comunali, fortificazioni con porte e piazze. Cinque anni di lavori e le parti essenziali della nuova città erano pronte, sino a quel nefasto 1464 della morte.
La mostra di Pienza («La rifondazione umanistica dell’architettura e del paesaggio», fino all’8 ottobre) si articola nel duomo e nel palazzo Piccolomini, restaurati per l’occasione. Divisa in sei sezioni, presenta antiche carte, documenti, miniature, progetti urbanistici e architettonici, un paio di modelli lignei di macchine da costruzione. Il risultato, un viaggio nei progetti di Pio II nella città e nel territorio, per conoscere anche tecniche costruttive e sistemi di lavoro nei cantieri.
La rassegna senese, ospitata nello spazio espositivo di Palazzo Squarcialupi in Santa Maria della Scala («La “rinascita” della scultura: ricerca e restauri», fino all'8 ottobre, cataloghi Protargon Editori), raccoglie invece una serie di prestigiose sculture, in marmo e in bronzo, eseguite da diversi artisti dal 1450 alla fine degli anni Sessanta, come Donatello, Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta, Antonio Federighi, Giovanni di Stefano. Statue, altari, cibori, sepolcri, logge scolpite, segno della cultura e magnificenza di Pio II, fondamentali per immortalarne il pontificato e il prestigio famigliare. Tra le più significative la tomba dei genitori commissionata dallo stesso Pio II nella cappella maggiore della chiesa di San Francesco di Siena, come racconta egli stesso nei Commentarii, suggestiva autobiografia. Il sepolcro, costruito con tutta probabilità dallo scultore Antonio Federighi, venne quasi distrutto da un incendio nel 1655. Rimangono frammenti e diverse memorie, ma il disegno dell’insieme sfugge ancora. Due splendide conchiglie presentano invece ancora intatte le fattezze dei genitori, Silvio Piccolomini e Vittoria Forteguerri, con i loro abiti quattrocenteschi. Sfilano altre tombe, opere di Donatello, Federighi, Giovanni di Stefano.
Dell’attività senese di Donatello, molto richiesto nella città, dopo il ritorno da Padova, è esposto anche un drammatico San Giovanni Battista per la cattedrale di Santa Maria Assunta di Siena. Opera tarda dello scultore, quando lavora la scultura «per via di porre». Un bronzo ricco di materia, lavoratissimo, trattato in maniera moderna, bituminosa e graffiata, come in certi artisti del Novecento. Se poi il visitatore volesse conoscere il volto dello stesso Pio II, eccolo tondo e grassoccio in alcune miniature del fedele Vecchietta.
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