Pirlo e le punizioni da Diavolo: «Ho imparato studiando Baggio»

«Il bomber non è ancora al meglio, ma possiamo battere il Milan. Recoba? Poteva essere la sua ora»

Franco Ordine

Primo punto: a chi è venuta l’idea? A chi è venuta l’idea, all’improvviso, di cambiare specialista sui calci di punizione nel Milan? Un tempo regnava, indiscusso, Shevchenko. Poi venne il regime di Pirlo, capace di imporsi con i quattro sigilli, uno più importante dell’altro, contro la Juve e col Lecce, contro l’Udinese e con lo Schalke 04 in coppa Campioni. Quattro, mica uno o due. A chi è venuta l’idea? La risposta è affidata a William Vecchi, preparatore dei portieri e testimone diretto della vicenda. «Eravamo a Milanello, fine allenamento, il mister, Carlo Ancelotti, prese da parte Pirlo e gli chiese: perché non provi a calciare tu le punizioni? Pirlo rispose a modo suo, con un cenno del capo e cominciò a dedicare al nuovo incarico almeno 30-40 minuti di allenamento supplementare al giorno». Ecco la risposta, allora: la trovata fu di Ancelotti. Anche perché - osserva qualcuno che deve conoscere bene caratteri e abitudini di Milanello - sarebbe stato impossibile spodestare Shevchenko che fino a quel punto s’era incaricato di battere tutto, «anche i calci d’angolo» è la chiosa maliziosa, e che a malincuore aveva abdicato il suo primato dagli undici metri, in materia di rigore insomma rinunciando a una bella fetta di gol.
Secondo punto: come calcia Pirlo e a chi si ispira? La ricostruzione storica è autentica, firmata dall’interessato dopo l’ennesimo prodigio balistico riservato al portiere dello Schalke 04, Rost. «Ho sempre avuto una fissazione con i calci di punizione. Quando sono tornato, per la seconda volta di seguito a Brescia, con Mazzone allenatore e Roberto Baggio capitano, mi sono messo a studiarlo in allenamento. E come finiva lui attaccavo io, prova e riprova tutti i giorni qualcosa ho appreso, è anche una questione di allenamento secondo me». D’accordo ma la modalità di calciare il pallone? Le famose tre dita sono vere? Leggende metropolitane. Ecco la risposta di Pirlo: «È fondamentale sistemare bene il pallone e prendere la rincorsa in modo giusto, io tiro con l’interno del collo e non con le tre dita, quella è una specialità di Juninho del Lione, l’ho visto in televisione molte volte». Ispirato da Juninho allora, ma capace di realizzare una tecnica diversa. Come sostengono molti suoi sodali che lo vedono al lavoro. «Pirlo calcia di collo, è il pallone che a un certo punto si abbassa velenoso dopo aver raggiunto una certa altezza» segnala Seedorf, altro specialista. «No, il pallone non c’entra affatto» obietta Tullio Tinti, ex calciatore, oggi procuratore, agente di Pirlo e in passato allievo di Cinesinho (al Forlì), altro specialista delle punizioni.
Terzo punto: Pirlo si è improvvisato tiratore scelto? Balle. «L’ho visto crescere nella formazione dei giovanissimi e fin da bambino, ha sempre avuto il pallino delle punizioni, le tirava benissimo» è il contributo di Clerici, responsabile del settore giovanile del Brescia calcio, lo scopritore del talento Pirlo. Ma c’è dell’altro. Molto altro. Intanto i numeri. «Nell’under 21 di Marco Tardelli erano i compagni a spingerlo verso la punizione: dai, pensaci tu Andrea, e gli riuscivano traiettorie assassine» ricorda Sandro Mazzola che poi lo raccomandò a Moratti e all’Inter prima di vederlo partire verso Milanello con qualche dispetto. Dieci i centri realizzati da Pirlo in azzurro. «A Reggio Calabria, in pratica, ci salvammo con le sue punizioni: Andrea firmò 6 gol, tre su punizione» rievoca Lillo Foti, presidente del club calabrese. «E nel primo anno di Brescia, due reti arrivarono su punizione» aggiunge l’interessato.
Quarto punto: perché, sulle prime, invece di segnalare la sua bravura, misero in croce i portieri, Chimenti della Juventus in testa? Risposta elementare: perché la critica ha la vista corta e qualche allenatore si farebbe bruciare vivo piuttosto che render merito al rivale. La conferma è arrivata da Dida e Kalac che si allenano con Pirlo: «Andrea prende la stessa rincorsa e il portiere non sa se tira sul primo o secondo palo». Conviene togliere la barriera come suggerisce Julio Cesar? «Che ci provino, vediamo come va» chiude divertito Pirlo.