Platon Kulbuš

Un santo della tradizione orientale (lo traiamo da Eternamente fiorisce di Il’ja Semenenko-Basin, ed. La Casa di Matriona). Si chiamava Pavel ed era nato in Lettonia nel 1869, figlio di un sagrestano. Andò a studiare all’accademia teologica di Pietroburgo e nel 1893 venne ordinato sacerdote. Nel 1904 fu nominato parroco della chiesa estone dedicata a Sant’Isidoro a Pietroburgo. Nel 1918 si fece monaco col nome religioso di Platon. Nello stesso anno fu consacrato vescovo di Revel’ nella regione di Tallinn, e nominato vicario della diocesi di Riga. Fu il primo vescovo estone; prima di lui c’erano stati solo russi. Ma non durò. Nel gennaio del 1919, a meno di un anno dalla sua consacrazione, fu arrestato dai bolscevichi a Tartu e imprigionato insieme ad altri sacerdoti estoni. Pochi giorni dopo, vennero tutti fucilati. Il vescovo di Revel’, martire, è stato canonizzato nel 2000 dal concilio dei vescovi del Patriarcato di Mosca e, nello stesso anno, anche dal sinodo del patriarcato di Costantinopoli. Dato lo scarto di tredici giorni tra i calendari giuliano e gregoriano, la sua memoria si celebra l’1 gennaio per gli orientali e, collettivamente, la prima domenica dopo il 25 gennaio (il 7 febbraio per i latini). A questo punto permettetemi di segnalarvi tre libri interessanti. Uno è I proscritti di Riccardo Pedrizzi (Editoriale Pantheon). L’altro è un classico, Gli ebrei di Hilaire Belloc (Cavinato Editore), a cura di Giovanni Zenone. Il terzo, di Adriano Garuti, cade a proposito: Libertà religiosa ed ecumenismo: la questione del «territorio canonico» in Russia (Cantagalli).