Pochi, affollati e sporchi: il disservizio viaggia in bus

Impietoso il giudizio dell’Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici. Secondo il rapporto è peggiorata la situazione del trasporto di superficie

Gli autobus e i tram della Capitale sono lenti, affollati, sporchi e rari. È questo il poker di aggettivi che non lascia spazio a repliche, la sentenza impietosa e inappellabile pronunciata ieri dall’Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali del Comune con il suo rapporto trimestrale sul trasporto pubblico.
Una situazione che i romani, loro malgrado, sono costretti a subire ogni giorno, ma che assume nuovi preoccupanti significati quando viene confermata addirittura da un ente che, essendo di nomina capitolina, non dovrebbe essere particolarmente severo o animato da posizioni pregiudiziali nei confronti delle aziende che fanno capo al Comune.
Il monitoraggio, relativo al trimestre settembre-dicembre 2006, è stato effettuato a terra, presso le fermate, e a bordo di un campione di 2.185 vetture. Il primo dato che salta agli occhi è il peggioramento del tempo medio di passaggio, con circa la metà delle corse risultate non regolari: ciò avviene perché più di un autobus su tre (complessivamente il 38,2 per cento) effettua un numero di viaggi inferiore rispetto a quello programmato. Inevitabili per gli utenti le lunghe attese accanto alle paline, le quali diventano rapidamente sovraffollate rendendo a volte impossibile salire a bordo del bus.
Aspettare i mezzi, poi, non è affatto un’impresa confortevole: dal rapporto emerge che le aree vicine alle pensiline sono difficilmente agibili perché bloccate da auto e moto parcheggiate anche in doppia fila, sono sporche e offrono agli utenti insufficienti indicazioni sui tragitti. Per esempio il prisma orario, quello che contiene la frequenza dei passaggi dei mezzi, è leggibile in appena il 18,2 per cento dei casi. Alcune volte le paline sono state divelte, su altre mancano le indicazioni sui tragitti di una o più linee: una struttura su due è danneggiata (51,6 per cento) ed è aumentato in maniera considerevole il numero di scritte, graffiti e adesivi sui sostegni.
Terminata l’attesa, come abbiamo visto sicuramente non breve, è il momento di salire a bordo. Se si riesce a farlo sarà possibile notare i rifiuti gettati per terra (presenti in una vettura su tre), le scritte sulle pareti, sui vetri e sui sedili (nel 52,6 per cento dei casi) e i danneggiamenti vari alle strutture dei mezzi. Il vero problema non è però la sporcizia, ma il sovraffollamento di autobus, tram, bus elettrici e a metano: nelle tre fasce monitorate (dalle 7 alle 9, dalle 9 alle 15 e dalle 15 alle 20) si registra un aumento uniforme rispetto alle rilevazioni precedenti, con disagi maggiori nelle ore di punta. Altro grave problema è la temperatura interna: gli impianti di climatizzazione, riscaldamento e aerazione sono risultati adeguati solo nel 47,8 per cento delle vetture. Insomma, molti bus sono caldi d’estate e freddi d’inverno.
Tutto ciò non può dipendere soltanto dal maggior afflusso di viaggiatori registrato nel trimestre di riferimento rispetto al precedente, ma ci sono anche altre responsabilità da prendere in considerazione. È l’Authority stessa a rilevarlo, con una stoccata a effetto che arriva in fondo a pagina 30 del rapporto, dove si legge che «il parco mezzi dovrebbe essere almeno in parte sottoposto a revisione o sostituzione nel caso di danneggiamenti gravi». Come dire, in questo modo non si può andare avanti. E a vigilare su questa situazione non provvedono certamente i controllori, dei veri e propri fantasmi, assenti a bordo nel 99,1 per cento dei casi. Che si stia cercando di stabilire un nuovo record?