LA POLEMICA

Nel mio articolo del 9 scorso bollai come «bischerata» la raccolta differenziata spinta dei rifiuti solidi urbani. «Ma un po' dappertutto in Europa viene raccomandata codesta raccolta», osserva molto giustamente un cortese lettore, che invoca chiarimenti e che ringrazio.
Quando qualcuno mi raccomanda di fare questo o quello, la prima cosa che mi sorge spontanea è guardare se vi sia una qualche corrispondenza tra azioni e raccomandazioni. Ad esempio, come sapete, penso che l'uso del fotovoltaico e dell'eolico per produrre energia elettrica è un crimine contro l'umanità (e sono pronto a dimostrarlo), e più volte ho scritto che il modo più razionale, economico e rispettoso dell'ambiente di farlo è il seguente: sottratta la quota di idroelettrico, il fabbisogno elettrico dovrebbe essere coperto, quanto alla richiesta di base, dal nucleare, che ha impianti costosi ma combustibile economico; quanto alla richiesta superiore a quella di base (ma entro la norma), dal carbone; e quanto alla richiesta eccezionale (negli afosi pomeriggi estivi, ad esempio), dal gas, prezioso e costoso, ma che si serve di economici impianti. «Ma come - direbbe quel lettore - un po' dappertutto in Europa il fotovoltaico e l'eolico sono raccomandati, e nucleare e carbone denigrati». Già: perfino Sarkozy (57 nucleari in casa, 2 appena venduti ai cinesi poche settimana fa) ha avuto la faccia tosta di invitare tutti a puntare sull'energia dal sole e dal vento.
La verità la sapete: la prima fonte di energia elettrica in Europa è il nucleare e la seconda il carbone. «In Germania - ripete ogni volta che può il nostro beneamato ministro all'Ambiente - puntano sul fotovoltaico e sull'eolico». Dica quel che vuole, ma la verità è che la Germania - il Paese che più di tutti al mondo ha sperperato somme fantastiche di denaro pubblico su eolico e fotovoltaico - produce elettricità al 55% dal carbone e al 30% dal nucleare. L'eolico vi contribuisce per meno del 4% e il dannosissimo fotovoltaico per meno dello 0,3%.
Sui rifiuti è la stessa cosa. La percentuale di rifiuti che va all'inceneritore, che è inferiore al 10% in Italia, è superiore al 25% in Germania; superiore al 30% in Olanda, Belgio e Francia; superiore al 40% in Svezia; e superiore al 50% in Danimarca. La raccolta differenziata viene sì fatta in tutti questi Paesi, ma più che altro per dare soddisfazione al querulo verdume ambientalista il cui motto sembra essere, nel settore energetico, dei rifiuti o di qualunque altro settore vi viene in mente: «raggiungere il minimo dei risultati col massimo dei costi». Come scrissi, il limite sensato della raccolta differenziata è quello di mercato del prodotto di riciclo. Produrre carta riciclata, ad esempio, è già di per sé un processo altamente inquinante (si pensi ai processi di disinchiostrazione e di smaltimento dei relativi fanghi); ma diventa economicamente disastroso se poi chi la produce è costretto a bruciarne le eccedenze o a esportarla gratis o addirittura pagando (come accadde qualche anno fa in Germania coi Verdi al governo). Tanto chi veramente paga sono i contribuenti.
In Italia, oltre la metà della plastica riciclata va a finire nell'inceneritore, per cui un comportamento ecologicamente virtuoso non è curarsi di differenziarla (come religiosamente fa mia moglie) ma rifiutarsi di farlo (come faccio io). Il fotovoltaico e l'eolico nel settore energetico, la raccolta differenziata nel settore dei rifiuti, i cibi biologici nel settore alimentare, e via di questo passo, senza creare alcun valore aggiunto creano però enormi costi aggiuntivi, appetitosissimi dalle ecomafie coinvolte. Che non sono a Napoli, ma a Roma, e qualcuna a Bruxelles. E grazie alle quali siamo tutti più poveri.