La politica del figlio unico

Wai Ling ha 19 anni, è poco più di una bimba, ma ha il suo dolore di madre rischia di ucciderla. Wai e il suo ragazzo 21enne hanno commesso l’imperdonabile errore di metter al mondo un figlio prima del tempo previsto, o almeno prima dell’età fissata dalla legge cinese per un matrimonio socialmente e legalmente corretto. Ora hanno solo tre alternative. La prima è corrompere un funzionario statale offrendogli qualcosa come duemila euro, una somma pari a metà delle loro entrate annuali. La seconda è autodenunciarsi e pagare una multa altrettanto insostenibile. La terza, l’unica realizzabile praticamente, è vendere il piccolo neonato a un trafficante di bambini. Il dramma di Wai Ling e il mostruoso sistema determinato dalla cosiddetta legge sul “bambino unico” è raccontato nel documentario «I bambini rubati della Cina», girato clandestinamente da Jezza Neumann per la rete inglese Channel 4. Il documentario fa luce sul mercato di bimbi generato dalla necessità di alcune coppie di disfarsi dei loro figli e dal bisogno di altre coppie di adottarne o comprare uno per garantirsi l’assistenza durante la vecchiaia. La richiesta è così alta da spingere i trafficanti a rapire circa 70mila bimbi ogni anno. La politica del “figlio unico”, introdotta in Cina nel 1979 per contenere il boom demografico, viene descritta dall’organizzazione umanitaria Save the children found come un «esperimento di massa all’interno del nucleo familiare senza precedenti nella storia mondiale». Il disperato tentativo di assicurarsi un erede maschio ha indotto le famiglie a portare a termine 40 milioni di aborti selettivi eliminando sistematicamente i feti di sesso femminile. Il risultato è una popolazione declinata al maschile dove risulta sempre più difficile trovare moglie. Una delle storie più allucinanti raccontate dalla voce narrante di Ben Kingsley è quella della famiglia Chen. Chen Jie, il loro ragazzino di soli 5 anni, è scomparso mentre aiutava la nonna nel negozietto di vegetali al mercato della città. Con tutta probabilità il responsabile del rapimento è un affabile vicino di casa sospettato di averlo venduto per incassare i circa mille euro, pari a circa sei mesi di stipendio, garantiti dalla galoppante richiesta di bimbi.