Non andate a ripetizione dalla televisione

La cultura si veicola solo coi libri. Il piccolo schermo non insegna

Quando ero a Catania c'era un programma di formazione detto delle 150 ore ed io venivo spesso chiamato a tenere conferenze nei paesi circostanti, ad Acireale, Giarre e Riposto, con un pubblico popolare che amava la cultura e voleva sapere.

Oggi la cultura viene erogata dalla televisione che, con centinaia di canali, ti dà infinite cose interessanti, ma crea un rapporto totalmente diverso rispetto a quello che aveva il conferenziere che parla a te personalmente, a cui tu fai domande, con cui hai un rapporto umano che poi ricorderai per anni. La televisione mostra, racconta, diverte, emoziona, informa; ma non insegna. Per insegnare ci vogliono due cose apparentemente opposte. La prima è l'autorità, il prestigio, il credito personale dell'insegnante. Il rapporto fra maestro e allievo è squilibrato. Uno sa più dell'altro e questa superiorità gli viene riconosciuta nel rapporto faccia a faccia.

L'altro elemento è la possibilità di chiedere chiarimenti, di far ripetere e di dissentire. In televisione queste condizioni mancano entrambe. Nel dibattito televisivo tutti quelli che discutono sullo schermo hanno la stessa autorevolezza, possono avere tutti ragione. Tu, partecipando da casa, ti consideri uno di loro, ma la tua è una illusione di appartenenza, in realtà sei fuori, non puoi parlare, non conti nulla. E se non conti nulla, se non puoi obbiettare, dire la tua, non puoi nemmeno imparare. Non puoi imparare nemmeno quando c'è uno che insegna come fa Daverio in Passepartout. Perché corre veloce sui quadri, sui monumenti, ma non ti chiede se hai capito, non puoi chiedergli di ripetere ciò che ti interessa. E così non ricordi niente.

Perché invece il libro insegna? Perché lo leggi e ritorni sul letto, sottolinei, scrivi una critica, prendi appunti, pieghi una pagina e tutto questo resta sul testo, che diventa così un libro vissuto, riscritto, commentato, corretto da te. Per questo impari, perché la lettura è un dialogo, un dibattito che puoi riprendere in seguito insistendo sulla tua tesi o cambiando idea. Impari perché il libro è un pensiero che elaborate insieme tu e l'autore. Invece davanti alla tv sei solo uno spettatore.

Commenti

michele lascaro

Lun, 21/07/2014 - 17:46

Ottimo articolo di Alberoni, grazie a Dio leggo moltissimo, (e vedo pochissimo la TV), una delle ultime, poche, ma reali soddisfazioni della mia vita.

Ritratto di liberopensiero77

liberopensiero77

Lun, 21/07/2014 - 17:47

Caro Alberoni, io non sarei così drastico nel sostenere che la TV non insegna nulla, direi che può comunque informare - anche bene - se si scelgono i programmi giusti, come i documentari scientifici, i programmi storici e le lezioni universitarie (per es. il ciclo telematico "Nettuno"). Certo, c'è il grosso problema che manca l'interazione fra chi ascolta e chi parla, ma anche quando si legge un libro manca l'interazione con l'autore. Quindi, se al primo posto delle possibilità di insegnamento ed informazione conviene sempre mettere il rapporto diretto tra maestro ed allievo, come dice giustamente Lei, al secondo posto ci metterei internet, che offre spesso una (limitata) possibilità di interazione (mediante mail, commenti, blog, ecc.), ed infatti oggi si organizzano perfino dei corsi di laurea e master via internet. La televisione quindi si collocherebbe al terzo posto della classifica, però attenzione, caro Prof., perché le TV di ultima generazione vanno pure su internet, e possono leggere un cd e un dvd esattamente come un computer, quindi aumentando le possibilità didattiche e di interazione.

Ritratto di Adriano Romaldi

Adriano Romaldi

Lun, 21/07/2014 - 18:41

Repetita iuvant o meglio bis repetita iuvant e per lei, caro Dott. Alberoni, una frase che è tutto un Programma; nemo propheta acceptus in Patria sua. Avevo 23 anni e mi dedicavo all'Agricoltura Gestendo un'Azienda Agricola di media dimensione e, visto che il Salariato fisso aveva una bambina piccola, ogni tanto capitava che veniva a trovarla una sua amica, coetanea, per giocare. Durante qualche pausa mi capitava di parlare con loro e, come mio solito, ripetevo qualche motto in latino ma non mi accorgevo di questo fatto tanta era l'abitudine che avevo di farlo. Ho incontrato nell'anno 2011, di passaggio dalle parti del Fiume Musone dove c'è un bel Bar gestita dai genitori di questa bambina amica della figlia del Salariato, ed ecco che l'ho incontrata, ormai adulta, sposata con due bambini che al vedermi è subito corsa da me e mi ha raccontato che era diventata Avvocato perché gli erano sempre rimaste impresse le mie frasi buttate là quasi senza accorgermene. Ora voglio dire, caro Alberoni, che la cosa principale che manca ai NOs. giorni, non sono tanto i libri, non sono le possibilità di assistere a Conferenze o Dibattiti; quello che manca veramente è una Guida su cui poter contare e con la quale avere colloqui, più o meno frequenti, che aiutino i Nos. giovani a riscoprire il valore della vita e della morte. Non vi sono scorciatoie e le parole del Papa da sole non bastano, non entrano in profondità ma sapesse come favoriscono la Vita le parole di un p. Spirituale che si dedica alla tua crescita ed alla tua formazione spirituale e Sociale. Voglio augurare a tutti di saper cercare, di saper essere esploratori della verità ed una volta trovata di saper volere con tutte le forze quella vita che sempre noi trattiamo da lontano come l'acqua che scorre sotto i ponti. Shalom

Prameri

Mar, 22/07/2014 - 00:40

La televisione ha potenzialità superiori alla radio e al libro. (I libri cartacei, o comunque digitali, sono necessari per gli approfondimenti). In futuro si potrà interagire sul televisore con i propri messaggi e idee. Anzi in diversi modi chi vuole può già farlo (via telefono, fax, messaggi). Il problema, secondo me, non è il mezzo di comunicazione, ma il maestro, il regista, lo scrittore, l'autore. Se l'autore è 'grande' deve avere grandi idee da comunicare, deve saperle comunicare e vincere anche la guerra dell'audience. La televisione spesso insegna male perché gli autori sono cattivi maestri e stravolgono le priorità: antepongono il guadagno personale, poi l'audience, poi la qualità e infine (dovrebbero avere almeno infine) le idee da insegnare. Ma idee o valori o ideali non ne hanno. Li considerano fuori moda 'come tutti'. Raccontano fatti e sentimenti reali o fantastici o estremi, con la volontà di non insegnare, ma di fare audience. In libertà ogni uomo è autodidatta e impara ciò che vuole o il suo contrario. Col passare dei secoli gli uomini matureranno e sceglieranno forse più bene che male. Nel frattempo l'insegnamento più urgente è lasciare senza pietà un programma sbagliato facendo zapping col telecomando nel tentativo di trovarne uno più giusto. Della scelta su quale programma sia più giusto ne parlerete nelle prossime puntate.

Ritratto di brunodoimo

brunodoimo

Mar, 22/07/2014 - 07:35

Una piccola testimonianza a favore di quello che Alberoni sostiene: per volontariato, faccio doposcuola in una nota organizzazione socio-umanitaria e posso toccare con mano quanta poca fantasia e metodo i ragazzi oggi abbiano. Per qualunque cosa, da una semplice ricerca ad uno studio più approfondito che debbano svolgere, la prima ed unica fonte a cui si appendono è internet e wikipedia. Risultato: un copia/incolla unico e generale...lavori tutti uguali e incompresi dagli autori, perchè manco li leggono. Farli aprire un libro è molto difficile...e spesso penso che siamo purtroppo ad un punto di non ritorno, almeno per un paio di generazioni. Buona giornata a tutti

Bianchetti Andreino

Gio, 24/07/2014 - 18:56

Ultimamente però, il confronto faccia a faccia è sempre più difficile a realizzare. Se fossimo tutti in un'aula contenente venti/venticinque allievi più l'insegnante la cosa sarebbe fattibile, il dialogo potrebbe coinvolgere ed appassionare, ma nelle grandi dimensioni, nei grandi spazi solo gli iscritti a parlare hanno il diritto al faccia a faccia con il maestro. Bisogna rilevare che esistono più fasce di cultura e gli "olìgoi" (pochi) iscritti a parlare, nelle conferenze, sono i soliti titolati, quelli che concentrano molte domande in spazi brevi di tempo. Risposta non c'è agli "individui" della grande massa perché l'approfondimento supererebbe i limiti di tempo necessario delle risposte. Se Daverio dovesse rispondere a tutte le domande postegl in un teatro, riguardo il suo modo d'intendere l'arte, il faccia a faccia andrebbe per le lunghe di parecchio. In questo caso necessitano gli iscritti a parlare e il numero chiuso agli interventi. La moderna e modesta "infarinatura" della cultura sulla massa riporta il "sapere" ad una superficialità comune per cui, basta un semplice..."mi piace" o un "non mi piace" a illudere miliardi di individui a credersi esseri pensanti.