Addio a Moira, la star che umanizzò il circo

Moira Orfei si è spenta a 83 anni. Fino all'ultimo non ha mai rinunciato a scendere in pista per salutare il "suo" pubblico. Fu anche attrice cinematografica: corteggiata da Totò

Elefanti e tigri, foche e colombe hanno perso la loro regina. Le luci del circo di Moira Orfei sono spente dopo ottantaquattro anni di salti, piroette, musiche e danze, rulli di tamburi, feroci ruggiti e angelici voli tra i trapezi. Se ne va un pezzo di storia antica dello spettacolo, il circo e la sua magia, cinque lettere, MOIRA, e il resto era il tendone a righe gialle e azzurre, le voci dei bambini, i colori dei clown, la musica allegra e, insieme, malinconica, l'odore di segatura umida, noccioline e zucchero filato. Con Moira se ne va un mondo e un modo di essere e di vivere, il circo si aggrappa alla propria storia, ai propri miti, Moira lo è stato per quasi un secolo come la sua famiglia che nel circo è nata e nel circo continua a esistere. Per salutare il pubblico, ha scelto una domenica di nebbia, Brescia, il carrozzone che era la sua casa, in un angolo la statuina di padre Pio alla quale Moira era devota, poi tende e luci, lustrini, una lungo divano di stoffa con disegni a fiori, specchi, profumi, parrucche. Se ne è andata in silenzio, dopo una esistenza festosa, l'hanno trovata così, dormiente, forse inconsapevole di avere concluso il suo spettacolo, da tempo continuava a ripetere: «Nel circo diventi vecchia senza nemmeno accorgertene».

Lei, in verità, se ne era accorta quando un ictus, come una saetta, l'aveva improvvisamente bloccata. Si era ripresa, afferrando la vita con quelle lunghe unghie laccate che parevano artigli, con il turbante nero di capelli finissimi che portava come una corona sulla testa, il volto bistrato da due ore di trucco, bocca dipinta di fucsia, sul mento il neo scurito ogni mattina, gli occhiali con montatura grande a nascondere il tramonto di una donna bellissima.C'è una fotografia del 1953, scattata da Mario De Biasi, nella quale Miranda, come lei si chiamava prima che diventasse Moira per desiderio e suggerimento di Dino De Laurentiis, una immagine in bianco e nero, dicevo, che fu esposta al museo Guggenheim di New York in occasione di un evento dedicato all'Italia The Italian Metamorphosis. Miranda-Moira è di spalle, fasciata da un abito bianco e lungo, bianche le scarpe e bianca la borsa, cammina verso la Galleria di piazza del Duomo in Milano e davanti a lei c'è una folla di uomini ipnotizzati da quella femmina bellissima, c'è un tipo, tra tanti, che non molla lo sguardo e porta, nella tasca della giacca, una copia de La Notte, c'è una Lambretta parcheggiata di traverso, la ruota di una bicicletta che appare tra le gambe degli osservatori, il muso di un furgone Fiat, «Gli italiani si voltano», il titolo di quella fotografia, Moira era il simbolo di un'epoca e di un popolo.

Lo è stata nel circo e lo è stata, citando prima De Laurentiis, nel cinema, un altro tipo di arena, finta, con bestie più feroci, perché, diceva lei che le tigri non uccidono se non aggredite mentre gli uomini, le persone riescono a pugnalarti anche se le hai appena accarezzate.Nel mondo del cinema lavorò in quarantanove film, con Gassmann e Mastroianni, Germi e Tognazzi, gentiluomini di arte e di vita, poi spuntò Antonio De Curtis, Totò, e per poco Moira non si fece domare, come lei sapeva fare con i leoni e gli elefanti. Girò due pellicole con Totò, il primo, Totò e Cleopatra, interpretando la parte di Ottavia, sorella di Totonno-Marco Antonio, il secondo Il Monaco di Monza, nel quale vestiva l'abito di suor Virginia, monaca illustre. Fu allora che Totò avanzò la richiesta: «Se vieni a letto con me, giuro, non ti faccio nulla, di accarezzo soltanto ma ti regalo un alloggio da 30 milioni». Moira non arretrò come sapeva fare nella gabbia degli animali feroci: «Principe se non amassi davvero mio marito verrei subito da lei, ma...». Sfumò l'alloggio da trenta milioni che nel Sessantatré erano fior di denari e il principe rimase «monaco», con il suo sogno e desiderio. Moira aveva incontrato Walter Nones in Kuwait, secondo magia circense, si erano amati subito e poi sposati.Miranda veniva da un paese friulano, Codroipo, che, secondo una volgare leggenda, sarebbe l'anagramma di una bestemmia. Del furlàn non aveva conservato se non l'origine anagrafica, il suo accento ballava tra il lombardo e l'emiliano. Una vita da nomade, con la villa di San Donà di Piave frequentata nei giorni rarissimi di riposo, la casa vera è stata, da sempre e per sempre, la carovana, il carrozzone, a qualche metro dallo chapiteau, sotto il quale si esibivano il marito e il figlio, entrambi domatori.

Moira non andava a vedere il loro spettacolo, temeva che qualcosa potesse accadere, preferiva restare adagiata sul divano giallo, ascoltando la musica dell'orchestra. Quando questa, improvvisamente, calava di ritmo, la regina si impressionava, alzandosi dal sofà, chiedeva notizie, se qualcosa di brutto fosse accaduto là dentro. Accade una sera di novembre del duemila e nove, suo figlio Stefano venne azzannato alla spalla da una tigre, sangue e terrore, Brigitta Boccoli, moglie di Stefano, faceva parte di quel numero, arrivò urlando in pista. Moira intuì ogni cosa, restando impietrita nel carrozzone. Era la sua vita, un'isola dorata, esclusiva, antica, in un mondo che, intanto, correva veloce altrove, abitato da animali indomabili. Il circo non si ferma ma sul viso del clown la lacrima, questa volta, è vera.

Commenti
Ritratto di CaptainHaddock

CaptainHaddock

Lun, 16/11/2015 - 09:39

Elefanti e tigri, foche e colombe hanno perso la loro regina? Mavalà! E ancora: "il circo e la sua magia..., la musica allegra e, insieme, malinconica, l'odore di segatura umida..." E piantatela con la retorica vomitevole, su! Per quanto concerne la musica, a parte il fatto che non si capisce come possa essere allegra una musica da circo?! Con l'aggravante di avere ridotto la marcia dei gladiatori di Julius Fučík a marcetta da dopolavoro comunista. Poi nel circo si sente solo il fetore di quei poveri "animali" condannati ad una vita innaturale da parte di "umani" ed ai quali non rimane che scagazzare per lo stress. Vada per gli acrobati e compagnia bella, tutte braccia sottratte a lavori produttivi, ma che tutto sommato non fanno male a chicchessia, ma per il resto, spacciare nell'anno del Signore 2016 tutto questo per arte...ma faciteme o piacere, ne!

WSINGSING

Lun, 16/11/2015 - 12:09

Mi attirerò tantissime critiche, ma io del (o nel) circo non trovo niente di umano. Dedine di animali costretti a vivere in gabbia al di fuori del loro ambiente naturale, ovvero schiavizzati nel loro carattere, rispetto della persona ridotto ai minimi termini (si pensi ad un clown da circo afflitto da suoi problemi che DEVE far ridere la gente o a un trapezista che deve volteggiare solo per creare suspense), vita da zingari in carrozzoni con scarse possibilità di avere "una casa propria", decine di persone che lavorano a salari di fame e via discorrendo.... Per utimo: I CONTRIBUTI CHE I CIRCHI RICEVONO DALLO STATO! A discapito di chi guarda il mondo dietro una finestra seduto su di una sedia a rotella. E si scrive:"....ha umanizzato il circo"

Dordolio

Lun, 16/11/2015 - 15:38

Sono passati tanti anni. Una mattina nel pieno centro della mia città il traffico si blocca. Ed emergono dalla coda di auto diversi elefanti, maestosi. Li stanno portando in giro i loro domatori per pubblicizzare il circo appena arrivato, che metterà le tende per il prosssimo Natale. Inorridito vedo questi bellissimi ed intelligentissimi animali pungolati a marciare con una temperatura POLARE. Loro, che arrivano da ben altri climi... Che nessuno mi parli di circo, grazie.

vince50_19

Lun, 16/11/2015 - 20:12

Maman, furlane di Codroip, polse te pâs!