Se l'Italia replica con un umiliante belato

Adesso Erdogan minaccia il Papa. E l'Italia ha paura di dire "genocidio"

Sappiamo tutti che cos'è la ragion di Stato: ciò che obbliga talvolta la diplomazia e anche i governi a rinunciare di dire qualcosa di inopportuno che potrebbe creare danni nelle relazioni internazionali. Ma ciò che è accaduto sulla questione armena, il genocidio armeno, ricordato da Papa Francesco a un secolo dei fatti, va molto oltre la ragion di Stato e a pieno diritto entra nel Guinness dei primati per la goffaggine, l'ignoranza, la mancanza di scrupoli e di principi. Peggio ancora dopo il minaccioso avvertimento di Erdogan che, condannando le parole di Bergoglio, lo ha letteralmente ammonito: «Un errore da non ripetere». Il Papa, probabilmente a causa dell'indignazione provata per il massacro (genocidio?) dei cristiani in Medio Oriente e in Africa, ha finalmente preso una posizione netta: a cento anni dalle stragi di armeni perpetrate dai turchi e da loro accuratamente nascoste (guai a chi osa parlarne) l'uomo fin troppo accomodante che siede sul trono di San Pietro ha ricordato la quasi completa cancellazione del popolo cristiano armeno dalla faccia della terra. La Turchia, infuriata, che reagisce, usando aggettivi fuori controllo, ma ripetendo ciò che ha sempre fatto: negare. Erdogan, il suo presidente, ha anche detto con tono spavaldo in televisione che la Turchia si scuserà con gli armeni il giorno in cui il genocidio sarà provato. Cosa molto difficile visto che ogni prova, ogni testimone, ogni rapporto internazionale hanno cessato di esistere, per anzianità o per forza. E qui veniamo al governo italiano che vuole proteggere, ed è comprensibile, gli affari economici con Ankara e dunque prende le distanze dal Papa, ma senza farlo davvero. Non ha il coraggio di dire sì o no e dice un nì mormorato. L'ipocrisia e la connessa figuraccia secondo noi stanno nella forma. Per una volta l'Unione europea è stata più ficcante di Renzi, Gentiloni e il pd Sandro Gozi che ha la delega per la politica estera nell'Unione. Tutti hanno levato alto e forte un belato talmente energico da mettere in rapida fuga un coniglio. Mentre l'Unione ha detto che bisogna affrontare il tema armeno, parlando con i turchi e usando un atteggiamento che tenendo conto sia della verità - il genocidio dei cristiani armeni di un secolo fa - che delle possibili attenuanti storiche - disinneschi in parte la carica emotiva, la task force governativa che cosa ha fatto? Ha declassato, sbertucciato, lillipuzzato la parola genocidio ridimensionandola al rango di un'antica e dimenticata rissa da osteria. I responsabili della politica estera italiana hanno azzardato che «genocidio» è una parola troppo grossa, suggerendo come alternativa espressioni più rassicuranti come piccole innocenti mattanze, e deplorevoli incomprensioni fra vittime e carnefici. La stessa posizione, cioè, di coloro che, di fronte alla Shoah, dicono che la situazione in Germania era complessa, che in fondo gli ebrei se la sono andata a cercare e fondamentalmente che non sono mai esistite le camere a gas, come sostiene Le Pen padre. Proviamo a immaginare che cosa succederebbe se a tutt'oggi la Germania negasse l'eliminazione metodica di un intero popolo. Sarebbe messa al bando dei Paesi civili e democratici, benché di genocidi impuniti ne esistano nell'era moderna più d'una dozzina e siano impuniti. Il governo avrebbe potuto dire pubblicamente che quanto ha affermato Papa Bergoglio è storicamente vero e dunque non dimenticabile, anche se oggi è interesse di tutti cercare una soluzione condivisa che permetta comunque di bla-bla-bla… È il mestiere dei diplomatici: dire, se occorre, cose molto dure usando toni non aggressivi e prospettare una soluzione politica senza però rinunciare ai principi, primo tra i quali il rispetto dei fatti. Il procedere delle relazioni commerciali internazionali non dovrebbe pagare dazi alla decenza. Invece abbiamo assistito a un chiacchiericcio afono e sostanzialmente codardo, modello Alberto Sordi, che manda in bestia sia i turchi che non vedono la Farnesina sconfessare la Santa Sede, e allo stesso tempo fa infuriare tutti coloro che esigono la difesa della verità come premessa non rinunciabile cui appendere poi gli sviluppi politici e commerciali. La diplomazia del governo Renzi invece ha fatto soltanto capire che i soldi fanno premio su tutto, specialmente sulla verità e sui principi e che non è il caso di farla tanto lunga con un genocidio che se ne stava tranquillo sepolto nell'oblio. Siamo dunque di fronte a un gioiello di ipocrisia perfetto che rafforza la tendenza tutta italiana a marciare verso il disonore.Paolo Guzzanti