"Il bimbo morto dopo la caduta". E la Spagna ora chiude i pozzi

Madrid Sul corpo del piccolo Julen è stato riscontrato un «grave trauma cranioencefalico» e un «politraumatismo compatibile con la caduta». Questo il rapporto preliminare dell'autopsia compiuta da cinque medici legali e di cui riferisce El Mundo. Il bimbo sarebbe morto il giorno stesso della caduta. Il trauma alla testa sarebbe stato provocato dalla successiva caduta di pietre. Il bimbo sarebbe precipitato rapidamente. E nell'ora più buia, all'1.25 a Totalán, quando è stato raggiunto il suo corpo senza vita, a 71 metri di profondità, la notizia non è stata data. La pressione dei media era alle stelle. Un centinaio di giornalisti da quasi due settimane presidiava la zona in modo militaresco. Decine di canali spagnoli, poi tv portoghesi, francesi e tedesche. E fotografi ovunque. Poi la Guardia Civil, ha allontanato tutta quell'onda cacofonica, che già era stata già transennata. E non solo, gli ingeneri tecnici, che coi radar sondavano la collina di Totalán in cerca di strati di granito da far esplodere, hanno usato quei radar per schermare la zona, silenziare i cellulari dei giornalisti e mandare in avaria telecamere e microfoni. Un gesto che nessuna autorità ora ammette e che non è piaciuto alla stampa. Soltanto dopo un'ora abbondante, è arrivato l'annuncio della Guardia Civil, «...disgraziatamente non siamo riusciti a salvare Julen». A quel punto, alle 2.30 di notte, la notizia ha invaso tv e tablet, pc e cellulari. Giorni prima, dai social, sciacalli e troll avevano insultato i soccorritori, la polizia e i Roselló col solito odio gratuito del Web. Gli odiatori di professione avevano urlato che Julen non era lì nel pozzo: «L'ha ucciso lui e voi cog... i credete ai pompieri». Anche El Mundo, con cautela, aveva messo in dubbio l'amara verità. E mentre la Procura di Málaga apriva (e chiudeva) un'indagine per omicidio, trapelava che, forse, era stato un parente di Julen a scavare il pozzo illegale, violando le norme di sicurezza e omettendo di chiedere permesso al Comune.

Ieri Isabel Celaá, portavoce del Governo di Sánchez ha comunicato che tutti i pozzi spagnoli dovranno essere messi in sicurezza, denunciando gli autori di scavi illegali. Il premier ha dichiarato tre giorni di lutto nazionale. RPel