Un capitale fatto di idee

Secondo Barron's, autorevole rivista di investimenti finanziari americana, Apple nel 2018 raggiungerà il valore di borsa di un trilione di dollari, ossia mille miliardi di dollari, cifra che fa venire il capogiro. Per darle un senso economico, si può far riferimento al prodotto nazionale dell'Italia, che questo anno dovrebbe esser circa 2 trilioni al cambio attuale euro-dollaro. Apple nel 2018 avrà un valore pari al prodotto nazionale della Svezia, più il Belgio. Nel 997 Apple era sull'orlo del fallimento; dopo, sino al 2007 è stata una impresa di computer di qualità alta, ben piazzata sul mercato. Il grande balzo è avvenuto nel 2007 con iPhone e nel 2010 con iPad, due nuovi prodotti figli di una idea creativa comune, dell'imprenditore-genio tecnologico creativo, Steve Job che ha cambiato il mondo della comunicazione informatica. Dobbiamo così registrare che si è rivoluzionata la teoria del valore della ricchezza economica. Lo scettro di maggior impresa mondiale va ad una il cui valore risiede essenzialmente in una idea creativa tecnologica. Per i fisiocrati, nel 1700, il fondamento della ricchezza era nell'agricoltura, e il valore economico si misurava in quantità di grano. Secondo Adam Smith, alla fine del '700 la ricchezza consiste in una triade di fattori produttivi: le risorse naturali, il lavoro e i beni capitali, ottenuti col risparmio di beni trasformati in investimenti. I tre fattori hanno valore in quanto combinati fra loro dagli imprenditori. Questo quarto fattore, l'imprenditore creativo, ha giganteggiato nella capitalismo e nel Neocapitalismo industriale e finanziario dall'Ottocento al Novecento. Ai fattori della ricchezza individuati da Smith, l'imprenditore creativo, quarto fattore della produzione, aveva applicato, quale elemento di traino della crescita, il quinto fattore, costituito dal progresso tecnologico, capitale immateriale, creato con la ricerca. Perciò è emerso sempre più il ruolo del capitale umano, il sesto fattore senza cui non si crea, non si diffonde e non si utilizza il progresso tecnologico. Ma sino a poco fa le imprese di maggior valore economico erano giganti industriali, con produzioni in serie, giganti commerciali con reti di super e di ipermercati, giganti energetici dell'elettricità e del petrolio, dei telefoni con grandi reti infrastrutture, giganti della finanza e dell'assicurazione con reti di agenzie, grandi imprese televisive, metà di contenuti e metà di informatica. Invece ora la prima impresa del mondo, che vale metà del Pil italiano, ha essenzialmente un capitale immateriale, informatico. E ciò non è una eccezione, perché al secondo posto c'è Alphabet, la società cui fa capo Google, al terzo c'è Microsoft, al quarto Amazon, e al quinto Facebook, tutte sopra il mezzo trilione, quasi tutte contenitori senza contenuti. Apple, la mela che vale un trilione, straordinario successo della comunicazione informatica dovuto alle idee di Steve Jobs varrebbe zero senza la miriade di contenuti cui dà accesso.