A Caracas un governo autoritario e illiberale. Ma la transizione deve passare da elezioni

L e vicende che interessano in queste ore il Venezuela e la sua popolazione non sono certo una novità. Non possono sorprendere, stupire, poiché ciò a cui assistiamo non nasce dal nulla, ma ha radici negli accadimenti degli ultimi decenni. Maduro, il suo governo autoritario, illiberale, è infatti l'eredità peggiore del chavismo, espressione di un Paese ricco di risorse che pur presenta un elevato grado di miseria e povertà.

Anche lì, l'equivoco, origina dalla retorica della democrazia diretta, del popolo al comando. L'epilogo, invece, è quello che conosciamo. La romanza del «pueblo» e le analisi di certi intellettuali ed osservatori, ancora troppo affascinati e nostalgici delle «rivoluzioni sinistre», hanno impedito di vedere la realtà dei fatti e di giudicare la parabola venezuelana per quel che era. È stato questo un errore assai diffuso, in parte frutto dell'offuscamento ideologico, ed in parte del provincialismo che caratterizza la politica del nostro tempo e dell'indifferenza verso ciò che reputiamo distante da noi.

Così, non è. Non solo perché diritti e libertà non possono conoscere confini e zone franche, ma perché in quelle realtà la stessa comunità italiana, conosce sulla propria pelle, al pari della popolazione locale, il prezzo di un autoritarismo di maniera.

Oggi il Governo italiano, non può che condannare il regime «venezuelano».

La parabola politica di Maduro deve quindi giungere al capolinea nel modo meno traumatico possibile. Ciò non significa avvallare a scatola chiusa nuovi soggetti e nuove formule. La complicata realtà sudamericana non è semplice da decifrare e non di rado nasconde operazioni sulle quali vi si addensano interessi oscuri e l'ombra egemone di terzi di Paesi.

Con tutta evidenza il riferimento è all'autoproclamazione di Juan Guaidó come Presidente ad interim del Venezuela. Un accadimento che, come troppo spesso avviene, ha sorpreso, ancora una volta, i principali organismi internazionali. La strada di un paese come l'Italia, per anni un faro di civiltà nella realtà sudamericana ed un punto di riferimento per quanti hanno lottato per la libertà, non può essere altra che non quella di sostenere una transizione democratica che porti a libere elezioni.

La parola torni, in libertà, al popolo. Ma davvero.