Caro amato sei una passione senza perché

Hai creato per me un regno di stupore, ma appena esci di casa non voglio pensarti né aspettarti

Caro amato,

l'amore è un lusso. E io l'ho avuto da te. Ogni tanto. All'improvviso. Un amore gratuito e gioioso, senza storia e senza perché. Tu sei strano. Molto. Intelligente, capace di raccordare cose lontane tra loro e di dare sapiente riverbero a ogni cosa. Ma sei a compartimenti stagni. A volte ti penso e mi fai paura, perché vivi la tua vita senza mappa. L'unica bussola è tuo figlio che ti guida ignaro alla scoperta degli altri, del mondo, forse di te. Quando parli di lui hai una faccia curiosa e compresa dal racconto, che dipani tra un sorriso e un interrogativo stupito.

Sapevo che eri un duro, non ero preparata alla tua gentilezza quasi sfrontata. Temevo mi mostrassi la deferenza obbligata dal divario generazionale. Il tuo messaggino ha spiegato. «Sono emozionato. Domani facciamo colazione insieme». Non so perché, ero emozionata anch'io. Lo sono sempre, quando ti vedo. Non hai un fascino irresistibile, hai un accento buffo e la classica fisiognomica da sindrome di peter pan. Ti conoscevo da poche ore, ma ero inspiegabilmente attratta da te. E non era proprio una curiosità intellettuale.

In quella colazione, alle 8,30 del mattino, hai risvegliato la mia gioia di vivere, da tanto anestetizzata. Dopo qualche tempo mi hai preparato una cena spartana e ingenua. Mi hai fatto diecimila domande discrete e mi è piaciuto da subito raccontarmi a te. Hai un senso dell'umorismo feroce e garbato e mi appaga ogni volta il tuo modo di reinterpretarmi. Non hai sempre ragione, spesso ti compiaci del gioco ed esageri nelle critiche. Si vede che non ci credi, e mi piaci. Mi piace come mi guardi, come ti dedichi, come dici all'improvviso, burbero e intenso, «andiamo a letto».

Quando vieni da me sempre a tarda sera, e mi sorridi brusco, si accende silenzioso il mondo. Chiudiamo la porta e viviamo una vita intera sino a notte inoltrata. Non sei goloso, ma io ti corrompo e ti avvinco con delizie introvabili. Sei quasi astemio, ma accedi teneramente ai miei pressanti suggerimenti per assaggiare un nuovo vino rosso o lo champagne che ho conservato ghiacciato per te. A volte anche per mesi. Tu sei fatto così, appari e scompari. E io non ti dico mai di no, quando inaspettato suona il tuo messaggino di autoinvito. Perché dovrei? Mi hai dato solo gioie e attenzioni. Finora, perché sei pur sempre un uomo e c'è poco da fidarsi. Però una volta ti ho raccontato un episodio che mi aveva molto turbata e tu, senza dirmi nulla, hai messo le cose a posto. Mi hai difesa e hai punito «l'uomo cattivo». Sei geloso, hai dimostrato di essere geloso e ne sono stata lusingata. È bizzarra questa nostra storia a corrente alternata. Non è neppure una storia. C'è un puzzle disordinato di ricordi belli, ma non c'è un patto, non c'è progetto. Non c'è impegno né reciproche pretese. C'è solo la semplicità di un incontro che si ripete. Solo quando tu vuoi. Siamo sospesi nel tempo e nei pensieri. Tu sei un mistero. Conosco qualche tuo sogno e le ansie, alcune, le ho intuite. Sei ipocondriaco. Un lieve mal di testa ed è subito riso in bianco. Forse hai una fidanzata, forse tre, forse tante donne da poche ore come me. Non ti chiedo e non voglio sapere. Né tu mi diresti mai. Sei indecentemente pudico. È bello così. Forse è più sano amarsi ogni tanto e non disperdere le energie di entrambi nel costruire qualcosa che prima o poi va distrutto. Mi piace il tuo alito dolce, da bambino, reso selvatico da qualche rara sigaretta. Può essere vero che «non c'è sesso senza amore». Mi fa perdere il potere, la prepotenza lieve con la quale mi imponi di spogliarmi. Un indumento alla volta, lentamente e intanto lunghi, lunghissimi avvolgenti baci, senza inizio e senza fine.

Con te ho sperimentato situazioni che non credevo possibile tollerare: non chiedo, non controllo, non pretendo, non possiedo. È la libertà necessaria, forse, dell'amore. Anche se tu ti informi, ti accerti ogni tanto dove io sia, cosa stia facendo, vuoi sapere cose e poi sparisci. Non so se sei interessato a me o se verifichi che il pezzo di te che mi hai lasciato non sia trascurato con l'indifferenza. Forse sei egoista, vuoi avere e non vuoi dare. Magari sei vigliacco, ti sei innamorato ma ti vergogni, perché hai un'identità da tutelare. Se sei un duro, rischi di mostrare accanto a me la tua debolezza. Un'ipotesi da non trascurare è che tu sia il solito infedele, smidollato, fermo alle confusioni adolescenziali. Uno che si fa grande col numero di donne che scopa, invece di mostrare abilità e sentimenti nel costruire una storia di vita dall'inizio alla fine naturale. Senza fare male a chi ti ha affidato la vita. Può darsi addirittura che nello stesso istante in cui mi sorridi, ruvido e amabile insieme, la tua donna, quella che crede di essere la tua unica donna, stia soffrendo per colpa tua. Perché ti aspetta e non arrivi, perché ha scoperto una tua ingenua e malefica bugia, perché da tempo non le dai una carezza. E tu, porco infingardo, stai qui ad adorare me. Probabilmente invece sei solo il solito stronzo che, più intelligente e sognatore degli altri, ti cerchi storie confortevoli, prive di fatica e solerzia. Sei prigioniero della tua sovrana libertà. Ma sei anche un perfezionista e tutto quello che fai, se hai voglia di farlo, deve essere il meglio possibile. Vuoi entrare nel pensiero e nel ricordo della gente che incontri, con l'aroma inestinguibile della tua eccellenza. Ma in realtà la gente non la sopporti, ti stufa, preferisci la solitudine. E ti piace godere, nel soliloquio della tua mente, al pensiero di quanto si dica bene di te. Ma non so se tu sia così. Forse hai solo paura dell'ovvio. Non voglio indagare, non voglio scoprire nulla, voglio restare nell'incoscienza del non fare, non aspettare, ignorare. Se ti conoscessi meglio, probabilmente ti metterei un piercing alle palle. Preferisco il silenzio annuvolato del segreto. Ma di amore tu non parli. Lo produci, lo regali, mi inondi, mi fai protagonista di ogni gesto e di ogni carezza, per tutto il tempo che mi dai tra quando apro la porta di casa e dopo quando la richiudo. Probabilmente non è amore, ma ogni volta è come se fosse amore.

È uno stato erotico sereno, nel quale la carne perde la sua dimensione fisica invadente, per trasformarsi nel calore degli umori mentali. Le tue carezze più intime e segrete mi percuotono l'anima che si rinvigorisce nel cogliere qualcosa di insolito. Una quiete accesa, mai conosciuta prima e sempre attesa.

Ogni volta che facciamo l'amore ho sempre la sensazione che sia la prima e l'ultima. Non ti perdi niente di me. Sei concentrato e attento come nell'attesa di un miracolo. Che sempre ti riesce. Io ballo per te e tu mi racconti trame di libri strani. Forse li inventi. Stiamo abbracciati a lungo. In silenzio, se ci riesco. Con te sono spaesata, lontana dalle certezze, dal rigore dell'assoluto, felice di niente e di non fare. Poi sparisci, precipiti in uno di quei buchi neri che non voglio conoscere per non sapere come sei quando non sei come. Mi basta sapere che sei bravo nel tuo lavoro, il più bravo di tutti. A volte provo a immaginare come potrebbe essere la nostra vita se ci risolvessimo a vivere insieme. Dapprima offensive esitazioni, rancorosi ripensamenti, poi l'improvvisa follia decisa in un minuto di esaltazione o di smarrimento. E quindi il minuetto; decidi tu, no faccio io, figurati. Per non parlare delle pietose litanie stai bene, cosa fai, quando torni, cosa preferisci. Fino all'indifferenza, alla noia, al sospetto, alla paura. Le tue continue carezze diventerebbero appiccicose o distratte. Ti chiederei lagnosa i tuoi stupefacenti baci, ormai smarriti nella corruzione dell'abitudine. La tua divertente ipocondria mi apparirebbe fastidiosa autocommiserazione. E potrei mai avere fiducia in te? Le tue assenze sarebbero un incubo.

Preferisco la dignità della dolcezza insperata e autentica, precaria ma calda. Amo essere sorpresa, così evitando il dolore della banalità che ferisce con la sua sciatteria. È per questo che, quando esci all'alba dalla mia casa, non voglio pensarti più, non voglio aspettarti, non voglio torturarmi nella nostalgia e disperdermi nel desiderio. Che pure mi sono compagni ogni tanto. Testimoni affettuosi e sorridenti che non si permettono di invadere il territorio prezioso dei tuoi segreti. Hai voluto creare per me, solo per me, un regno di stupore, di dolcezza, di fiera carnalità. Non voglio sapere il perché. Come tu hai detto «il mistero è indispensabile all'amore, che dura finché dura il mistero».

 

Commenti

Ettore41

Gio, 14/08/2014 - 17:25

Una sequenza di luoghi comuni messi insieme per dare senso logico ad un articolo ancora una volta prolisso e barboso. Il luogo comune piu' superficiale utilizzato? Questo:"Sei prigioniero della tua sovrana libertà" Per inciso: Sono felicissimo di essere prigioniero della mia sovrana liberta'. Se ti sta bene cosi e' OK, altrimenti il mondo e' pieno di donne.