Catalogna sfida Madrid: votiamo l'indipendenza

Puigdemont: "Referendum il 1° ottobre". Il governo: "Potete scordarvelo, è incostituzionale"

Madrid - La nuova sfida alla sovranità del governo centrale di Madrid l'ha voluta ufficializzare ieri mattina Carles Puigdemont Casamajo, il presidente della Catalogna, eletto poco più di un anno fa, che ha invitato i catalani a recarsi alle urne il prossimo primo ottobre per decidere con il referendum sull'indipendenza della loro regione.

Così Puigdemont, ex giornalista, sostenuto dai moderati di Convergència Democràtica de Catalunya, ha riaperto il braccio di ferro con l'esecutivo di Mariano Rajoy, dopo il fallimento del 9 novembre del 2014, quando l'allora presidente catalano Artur Mas, davanti alle pressioni della Corte Costituzionale, declassò la consultazione, a lungo invocata, a semplice «sondaggio popolare» da cui, però, emerse che l'80 per cento dei catalani voleva l'indipendenza. Mas, per tale «disobbedienza» lo scorso 6 febbraio fu condannato a due anni d'interdizione dai pubblici uffici dalla Corte d'Appello di Barcellona.

Immediata la replica del governo dei Popolari di Spagna che ieri, al termine del consiglio dei ministri, hanno affidato al portavoce Íñigo Méndez de Vigo le parole del premier Rajoy, così sintetizzate: «Il primo ottobre non si celebrerà un referendum illegale che va contro la Costituzione». De Vigo, inoltre, ha sottolineato: «Nessuno dubiti che ogni eventuale passaggio all'azione sarà perseguitato dal governo».

E, in risposta all'ennesimo secco «no» recapita da Madrid, Puigdemont ha alzato il tiro, accusando l'esecutivo di «totale immobilità e indifferenza» ai numerosi e pacati inviti della Generalitat a negoziare sulla questione. Secondo Puigdemont, Rajoy ha ignorato la sua lettera dello scorso 24 maggio in cui chiedeva l'apertura di un dialogo sui termini del referendum. «In attuazione del mandato democratico ha dichiarato ieri il numero uno della Catalogna davanti al silenzio di Madrid - oggi abbiamo avuto un consiglio esecutivo straordinario per ratificare la decisione di tenere il referendum come esercizio del legittimo diritto all'autodeterminazione di una nazione».

Secondo gli analisti politici, la Catalogna, la più ricca comunità spagnola, rincorre l'indipendenza più per ragioni economiche che ideologiche, stanca di ricevere soltanto le briciole dei 22 miliardi di euro versati in tasse ogni anno. Poi c'è la spinosa questione dello Statuto catalano che, sette anni fa, un imprudente Zapatero, all'epoca premier, concesse al presidente catalano Mas. Statuto che fu prontamente bocciato dalla Corte Costituzionale che, nelle prime righe del documento, rilevò l'incostituzionalità del termine «nazione» riferito alla Catalogna.

A parte Podemos, gli altri tre principali partiti spagnoli (Pp, Psoe e Ciudadanos) si sono dichiarati contrari, non solo al referendum catalano, ma anche a una riforma della Costituzione. Inoltre, Rajoy con la sua maggioranza assoluta al Senato può bloccare qualsiasi modifica alla Carta. Intanto dall'ultimo sondaggio il 44,3 per cento dei catalani è a favore dell'indipendenza, mentre il 48,5 è contro. Più del 73 vuole pronunciarsi alle urne.

Commenti

QuebecAlfa

Sab, 10/06/2017 - 10:25

E' inevitabile che gli stati (invenzione degli esseri umani) si modifichino in continuazione. Non si possono impedire i cambiamenti. Bon cop de falç, defensors de la terra!