La Catalogna vuole la secessione dell'ora

Per guadagnare in produttività, punta ad abbandonare il fuso di Madrid

Barcellona Non soltanto la secessione dalla Spagna, ora la Catalogna vuole abbandonare anche il fuso orario di Madrid per europeizzarsi di più e allineare le sue abitudini a quelle di Parigi, Roma e Berlino che non pranzano alle 14.30 o alle 15, non guardano il film di prima serata alle 22 e ne vedono la fine il giorno dopo. Come del resto, anche la cena sempre più notturna.

La Catalogna vuole avvicinarsi al meridiano di Greenwich, come geograficamente evidenzia ogni mappa (il Portogallo da sempre è a -1). Perdere un'ora per guadagnarla in produttività. E chi se non i catalani, grandi lavoratori, i più dinamici possono avviare questa rivoluzione?

L'idea è molto apprezzata dai nazionalisti, soprattutto per la praticità. E l'operazione potrebbe essere attuata anche senza scomodare l'assetto mondiale dei fusi orari. E fare arrabbiare Madrid, perché, infatti, non rientra nelle competenze di una comunità spagnola adottare un fuso diverso da quello nazionale. Il primo a pensare a un cambio d'orario fu l'ex presidente della Catalogna, Artur Mas, condannato nel 2017 dalla Corte dei Conti spagnola a risarcire Madrid di 5,2 milioni di euro per impiego illegittimo di fondi statali nel referendum indipendentista del 2014. Mas passò al successore Carles Puigdemont la scrittura della «legge sugli orari». Ora, è finita nelle mani del neo eletto Quim Torra ancora impantanato nell'ultimazione di un esecutivo non inviso a Madrid.

Entro la fine dell'anno, il Parlamento di Barcellona proporrà per via legislativa una «terapia choc» che dovrebbe stabilire «l'ora X» in cui la Catalogna si sgancerà dalla lentezza e pigrizia spagnola per saltare sul treno accelerato d'Europa. E, senza causare una sollevazione di popolo, basterebbe un'apertura generalizzata degli uffici pubblici alle 8 del mattino e non più alle 9.30. Poi, anticipare di due ore la pausa pranzo, alle 12 e non più alle 14, con il consiglio di ridurla a 30 minuti e senza siesta. Infine, l'uscita anticipata dal lavoro, tra le 17 e 18, e non più tra le 19 e le 20. Una soluzione più gestibile e meno drammatica che svegliarsi da subito indietro di un'ora. Il resto della giornata si adatterebbe ai nuovi orari: cenare prima, cambiare le abitudini dei telespettatori, dormire di più di notte.

Il fuso spagnolo è notoriamente anomalo: fu il caudillo Franco, nel 1941, a scegliere l'ora dell'Europa centrale per compiacere la Germania di Hitler. E con inevitabili conseguenze sull'organizzazione della vita quotidiana, minata da incongruenze e scarsa efficienza. In alcuni uffici già adottano i nuovi orari e la produttività è aumentata visibilmente. In inverno nessuno torna a casa col buio, dicono. Addio, quindi alle lancette franchiste e irrazionali. Meglio la democrazia anche nel tempo.