Il colpo di grazia al neofemminismo

Finalmente una Weinstein in gonnella esiste, il suo nome è Asia Argento. La molestata per antonomasia finisce nei panni della molestatrice, dell'aguzzina allupata. Del resto, la parità di genere passa anche da qui: care femmine, se volete essere trattate al pari dei maschi, d'ora in poi quelle tra voi più insaziabili e infoiate, tendenza Nynphomaniac, saranno esposte al pubblico ludibrio e condannate davanti al tribunale popolare.

La parità di genere non esiste senza una vera e compiuta parità di molestie, con annessa denuncia. Nel caso della Argento, il racconto del sedicente molestato risulta esilarante, non meno della versione fornita dalla stessa regista italiana riguardo alla sua lunga, e tormentata, parabola sentimentale con l'ex potente produttore di Hollywood, Harvey Weinstein. Adesso, nei panni dell'accusatore, c'è il giovane Jimmy Bennett che, forse memore del «metodo Asia», pretende 3,5 milioni di dollari «per l'inflizione intenzionale di sofferenza emotiva, perdita di salario, aggressione e violenza sessuale». Insomma, Bennett vende caro il silenzio attorno a un incontro bollente risalente a cinque, ben cinque, anni or sono.

Nel 2013 Bennett è un minore 17enne, la legge californiana fissa l'età del consenso a 18; a sentir lui, l'esperienza sessuale con l'avvenente Asia, di vent'anni più grande, gli avrebbe procurato un trauma irreparabile. E dire che le foto tra i due suggeriscono l'esatto opposto, rivelano complicità e sintonia. «Miss you momma», le scrive lui su Twitter a distanza di un mese dal fatidico amplesso. Ma quando la Argento si espone pubblicamente come paladina di un movimento globale contro le molestie sessuali, #Metoo per l'appunto, Bennett decide che è giunto il momento di ristabilire la giustizia di genere, di vendicare la mascolinità violata, e di battere cassa per la supposta offesa subita.

La cifra, alla fine, viene rivista al ribasso, gli avvocati siglano un accordo tra le parti e la Argento se ne sta muta, vittima del metodo da lei stessa inaugurato; l'attrice vola basso, quatta quatta, vedi mai che l'ingaggio a X-Factor sia salvo. Noi speriamo di rivederla presto e in buona salute, libera dai suoi fantasmi e dalla cerchia di ceffi e profittatori sempre in agguato. La bava da Santa Inquisizione suscita orrore, alla stregua del clima imperante da caccia alle streghe, dell'ondata neopuritana che non guarda in faccia a nessuno. Se chiunque può levarsi in piedi e puntare il dito contro il presunto molestatore (e la presunta molestatrice), non esistono più innocenti. Se un'accusa vale a prescindere da riscontri e prove, siamo tutti potenziali vittime del «metodo Asia». Se il sacrosanto diritto di provarci, anche al limite della decenza, diventa materia di giudici e tribunali, siamo tutti fottuti. Nessuno escluso.