2015, fuga dallo sport

Ormai la gara è tra chi fa peggio

Il quartier generale del Comitato olimpico russo a Mosca

Guerre, Torri Gemelle, terremoti, Al Qaida, Bin Laden, tsunami, l'Isis, le bombe sugli aerei. E poi Renzi e Bersani, le tasse e la manovra, Berlusconi e chi l'ha tradito, Papa Francesco e i Vatileaks 1 e 2 e chissà quanti. Noi viviamo così. Noi vivevamo così. Accerchiati da paure e tensioni. Attratti da veleni e sospetti e però sempre certi che da qualche parte ci fosse, sicura e accogliente, quella seconda stella a destra chiamata sport. Dove rifiatare. Dove trovare rifugio. Dove ammorbidire le tensioni e lenire le abrasioni quotidiane dell'animo. Una stella, oasi, isola, chiamatela come volete, un po' stupida e infantile e però capace come l'innamoramento, e non l'amore, di prenderci per mano e farci dimenticare per un po' ciò che noi per un po' avevamo bisogno di dimenticare.

Quell'isola magica oggi non c'è più. Oggi, 11 novembre 2015, quasi fosse un titolo di un film, siamo in piena fuga dallo sport. E dobbiamo fuggire benché nessuno di noi sappia dove andare. Tutti all'improvviso profughi col naso turato perché non è più solo una questione di scommesse, di balordi del calcio, di dopandi e dopati. Fin qui non c'era mai stato bisogno di mettere in mare le scialuppe e scappare. Ma adesso non è più un marciume controllato e perdonabile in nome della passione. Sta accadendo dell'altro. Ci stanno tradendo tutti i grandi sport della nostra vita. Altro che seconde stelle a destra. Ora sono diventati grigi luoghi avvelenati esattamente come gli altri mondi da cui quotidianamente cerchiamo riparo. Non c'è pace per il popolo del calcio. Non c'è serenità per la gente dei motori a quattro come a due ruote. Non c'è più sollievo per quell'immensità di appassionati del più sport fra tutti gli sport: l'atletica leggera.

Duemilaequindici fuga dallo sport perché siamo nel pieno dell' annus horribilis del calcio mondiale. La Fifa, i suoi vertici, il suo presidente, Sepp Blatter, sputtanati e indagati. Michel Platini, presidente dell'Uefa e fino a poco tempo predestinato successore di Blatter, anche lui indagato e sputtanato. In altri tempi sarebbe stato un attimo trovare conforto altrove, magari in F1, sport mondiale al pari del calcio. In altri tempi, adesso no. Uno sport in calo di audience e ormai artificiale nei sorpassi, dove le gru entrano in pista e uccidono i piloti e sembrerebbe una comica se non ci fosse il morto. Ma tant'è, se in F1 i tifosi fuggono, se non altro possiamo approdare in MotoGp. Due ruote in meno e tanta adrenalina in più. E allora via, tutti in sella che c'è Valentino e c'è una meravigliosa disciplina abitata da uomini coraggiosi e veloci e leali. No. Mica vero. Tutto cambiato anche lì. Tutti sputtanati anche lì. I Valentini che urlano, i Marquez che si vendicano e Italia e Spagna alla guerra. Un casino.

Però dai, meno male che fra pochi mesi ci saranno le Olimpiadi e la regina di tutti gli sport: l'atletica leggera. Senza la Russia, però. Così magari ci scappa qualche medaglia in più e viva lo sport.