Dalle Ramblas alla "Sagrada Familia": i punti fermi

L'Europa torna a tremare nel tardo pomeriggio di giovedì scorso, quando un furgone ha seminato morte e terrore sulla Rambla di Barcellona: quello che sappiamo finora

L'Europa torna a tremare nel tardo pomeriggio di giovedì scorso, quando un furgone ha seminato morte e terrore sulla Rambla di Barcellona, facendo 13 morti e oltre 100 feriti. Un attentato. la Spagna è colpita al cuore. Da quel momento, anche sul piano della comunicazione, inizia il caos. Si susseguono notizie confuse, spesso smentite nel giro di poche ore. L'ultimo episodio, forse il più eclatante, ieri. Il governo di Madrid sostiene che la cellula di Barcellona sia stata smantellata, mentre il rappresentanza catalana al governo sostiene il contrario. Ecco, dunque, quello che di certo sappiamo finora.

Giovedì 17 agosto alle 16.45 un furgone Opel, in affitto, piomba sulla folla di turisti presente sulla Rambla de Canaletes, nel centro di Barcellona, falciando un centinaio di persone. Sull'asfalto rimangono 13 morti (tra cui 3 italiani) e 86 feriti. Il conduttore, lascia il van, ruba un'auto, uccidendo il proprietario, e forza uno posto blocco sulla Diagonal, riuscendo a fuggire a piedi. Lo descrivono come un arabo, attorno ai 20 anni, in camicia blu e bianca. Si pensa a Moussa Oukabir, 17 anni. Poi gli indizi portano a Younes Abouyaaqoub, 22, attualmente in fuga. Nella notte, verso l'1.15, a Cambrils, 100 chilometri a sud di Barcellona, un'Audi A3, con a bordo cinque terroristi armati di asce e coltelli, a tutta velocità sul lungomare, investe e uccide una donna, poi tre islamisti feriscono a coltellate sei passanti. Cinque terroristi sono uccisi da una agente, tra questi c'è Moussa. Dietro ai due attentati c'è un'unica cellula di 12 giovani radicalizzati in Catalogna.

Nelle intenzioni della cellula islamista di 12 giovani terroristi, non c'era un solo attentato, ma più attentati contemporanei nei centri più turistici di Barcellona. Era il piano A che doveva colpire con furgoni pieni di esplosivo (il Tatp, un perossido di acetone potentissimo detto «La Madre di Satana» e duecento bombole di gas metano), la Rambla, la Sagrada Familia di Antoni Gaudí e, secondo gli investigatori, anche la spiaggia, di Barceloneta o della Villa Olimpica. Tutti punti quotidianamente affollati da migliaia di visitatori: la sola Sagrada attira ogni anno oltre 17 milioni di persone, mentre sulle Ramblas e a Barceloneta è presente in estate quasi mezzo milione di persone. Un piano di distruzione che non si è realizzato grazie alla deflagrazione di parte dell'esplosione custodito nella palazzina di Alcanar Platja. All'interno c'erano tre terroristi, due sono morti tra cui l'imam Essati. Houlikemlal, ferito, poteva confessare e sventare il piano.

Sono tutti giovani, d'origine marocchina, con età tra i 17 e i 24 anni. Una baby cellula che si è radicalizzata nella parte nord della Catalogna, tra Ripoll e Ribes de Freser. Il gruppo è composto da Moussa Oukabir, 17 anni, Said Aallaa, 20; Mohamed Hychami, 24; Omar Houlikemlal, 20. Questi quattro sono uccisi dalla polizia a Cambrils, assieme a un quinto uomo, di cui non si sa l'identità. Abdel Baki Essati, 40 anni, imam di Ripoll, che avrebbe radicalizzato la baby cellula, è morto nell'esplosione di Alcanar, assieme a un altro marocchino, non identificato. Sono quattro i terroristi arrestati: Driss Oukabir, 28 anni, marocchino, fratello di Moussa; Mohamed Houlikemlal, 20, spagnolo, nato a Melilla, rimasto ferito nell'esplosione di Alcanar mentre maneggiava con Abdel Baki Essati l'esplosivo; Mahamed Houli, 22, spagnolo di Ceuta, fermato a Cambrils. Rimane in circolazione, braccato dalla polizia, il marocchino Younes Abouyaaqoub, 22, considerato il leader della cellula.

Dopo l'idilliaca unione delle autorità catalane e spagnole, alla manifestazione di venerdì, presenziata anche da Re Felipe VI di Spagna, ventiquattro ore dopo, risorgono rivalità e nazionalismi: il ministro degli Interni spagnolo Juan Ignacio Zoido, soddisfatto, dice in Tv che la cellula islamista che ha seminato morte in Catalogna è stata annientata, ma gli risponde subito il collega catalano, Joaquim Forn: «Manca ancora un terrorista, le operazioni non sono ancora concluse». Poi la gara di numeri sui beby terrosti innescata i quotidiani madrileni El País ed El Mundo e i catalani LaVanguardia ed El Periodico: «Solo era alla guida del van killer, no erano in due». «Poi, sono 6 i terroristi, no sono 9 o 13, forse 10». La scuola del giornalismo spagnolo, che si ritiene la migliore al mondo, dà i numeri. Mentre France Press li smentisce. Brutta figura finale, poi, della Generalitat che separa nazionalisticamente vittime e feriti catalani da quelli spagnoli. Per poi fare retromarcia a testa bassa.