Il dilemma "reale" "Restare neutrale o rischio no deal?"

La regina Elisabetta non è mai intervenuta nelle scelte politiche

Londra La spirale caotica in cui la Brexit ha trascinato la politica britannica rischia di coinvolgere anche la regina Elisabetta e la monarchia. Le speculazioni sul ruolo che la regina ricoprirà nelle prossime settimane sono cominciate dopo che Dominic Cummings, braccio destro del primo ministro Boris Johnson, ha dichiarato che i sostenitori del remain non avrebbero più tempo per bloccare un'uscita senza accordo.

La strategia di Cummings è la seguente: se anche Johnson dovesse perdere un voto di fiducia a inizio settembre, quando i Comuni torneranno dalle vacanze, non sarebbe costretto a dimettersi perché l'opposizione, pur vincendo un voto di sfiducia contro Johnson, non sarà in grado di indicare un primo ministro entro i 14 giorni previsti. Durante queste due settimane Johnson stesso cercherà di mettere insieme una nuova maggioranza. Se fallisse, le nuove elezioni saranno convocate da Sua Maestà su indicazione dello stesso Johnson, dopo il 31 ottobre. La strada per un No-deal sarebbe quindi spianata, un'uscita senza accordo è quanto previsto ora dalla legge che il Parlamento approvò a febbraio 2017 per avviare il processo. Basta non fare nulla per arrivare a una Brexit senza accordo. La trasversalità delle posizioni pro e contro la Brexit all'interno dei Tories e del Labour e la difficoltà dei remainer di fare fronte comune sono alla base delle convinzioni di Cummings.

Il ruolo della regina, secondo molti oppositori di una No-deal Brexit, sarebbe quello di sostituire il primo ministro sfiduciato senza attendere le sue dimissioni. Un potere che fu esercitato l'ultima volta nel 1834, quando William IV licenziò Lord Melbourne. Un'ingerenza nella vita politica inglese inconcepibile per il ruolo che la monarchia ha saputo ritagliarsi nel corso degli ultimi 200 anni. Per il Times si tratterebbe della più grave crisi costituzionale dai tempi della Guerra Civile del 1600. Il Times citando fonti interne a Buckingham Palace, evidenziava che la regina e il suo staff non hanno alcuna intenzione di farsi tirare per la giacchetta da una classe politica «inadatta a governare». Il virgolettato fa riferimento a un commento che Elisabetta fece privatamente dopo il referendum del 2016. Da allora, secondo il Times, la sua frustrazione è aumentata. L'imparzialità della monarchia è un principio cardine del sistema inglese, in cui molto è demandato al potere prescrittivo della tradizione e dei precedenti. E la regina, al momento in vacanza in Scozia, non ha nessuna intenzione di venirvi meno. Se l'opposizione sarà in grado di indicare una figura supportata da una nuova maggioranza allora Elisabetta nominerà un nuovo primo ministro. Ma prima ci dovrà essere un voto di sfiducia e una opposizione in grado di vincerlo. Eventualità non scontate. Mancano 80 giorni.