Divisi su commercio e clima. Sintonia sul pericolo Isis

Quello di Amburgo si conferma, secondo le previsioni, il G20 delle divisioni. Soprattutto sui due punti più caldi - commercio internazionale e clima - la ricerca di un compromesso con gli Stati Uniti, che con la presidenza Trump hanno assunto posizioni in contrasto con quelle dei tradizionali partner occidentali, è parsa subito difficile e richiederà un impegno prolungato dei cosiddetti «sherpa», gli esperti al seguito dei leader politici.

La cancelliera tedesca Angela Merkel ha detto in conferenza stampa che «i colloqui sono molto complessi». Il tema dell'eccesso di produzione mondiale di acciaio è particolarmente delicato, con l'Ue che ha preso misure contro l'acciaio cinese a basso prezzo e Trump che al tempo stesso insiste su misure anti-dumping contro la Cina ma anche contro alcuni Paesi europei, tra i quali la Germania. La Merkel ha insistito sulla necessità di trovare al G20 una soluzione multilaterale, in mancanza della quale sarà alto il rischio del ricorso a misure bilaterali.

Per quanto riguarda la questione del cambiamento climatico, gli Stati Uniti appaiono isolati: sembra che siano gli unici ad aver rifiutato sostegno a una bozza che definisce gli accordi di Parigi sul clima «irreversibili». Lo stesso Trump ha preso la parola nel dibattito, che ha visto tra i più decisi sostenitori della linea ecologista il francese Macron, il canadese Trudeau e l'italiano Gentiloni.

Si è parlato anche della crisi nucleare innescata dalla Corea del Nord e della lotta al terrorismo islamico. Il G20 chiederà al Consiglio di sicurezza dell'Onu di dare una risposta «proporzionata» all'attività nucleare «molto minacciosa» di Pyongyang. Quanto al terrorismo, il comunicato del G20 afferma il comune impegno «a impedire che i foreign fighters stabiliscano una presenza in altri Paesi o altre regioni nel mondo», a intensificare la collaborazione tra le autorità di frontiera e a facilitare gli scambi di informazioni tra servizi segreti e autorità giudiziarie.